La Coppa Italia, specchio del Paese: una ricetta per la ripresa nazionale

C’è molto dietro al gol di Alvaro Morata che, dopo 110 minuti, ha indirizzato in modo definitivo la finale di Coppa Italia del 21 maggio. Più di ogni cosa, ci sono due società. La prima è la Juventus, che ha giocato male, sofferto, demeritato, ma ha vinto. La seconda è il Milan, che ha avuto un ruggito di orgoglio. Poi, come da pronostico, inesorabilmente ha perso.

Forse non è chiarissimo, ma sullo sfondo c’è il nostro Paese. Che si trova a metà strada, “tra un domani che arriva, ma che sembra in apnea / e i disegni di ieri, che non vanno più via”¹, e che ha bisogno di rialzare un po’ la testa.

Provare a capire come è il primo passo per farlo.

Continue reading “La Coppa Italia, specchio del Paese: una ricetta per la ripresa nazionale”

La dittatura di Ceausescu e la sua pesante eredità

Tra il 1965 e il 1989 l’allora repubblica socialista romena (RSR), attuale Romania, è stata governata da Nicolae Ceausescu. Egli, dapprima segretario del PCR (partito comunista romeno), a partire dagli anni ’70, instaura una dittatura destinata a segnare profondamente la vita del paese e della popolazione romena: le drammatiche conseguenze della politica del Conducator (dittatore) restano ancora oggi palpabili e costituiscono una pesante eredità con cui il governo deve confrontarsi.

Nei primi anni del proprio segretariato Ceausescu proseguì il processo di derussificazione e destalinizzazione, già avviato dal predecessore Gheorghiu-Dej, e al contempo intraprese una politica di parziale apertura nei confronti dell’Occidente. Il governo di Bucarest non era più allineato alle decisioni di quello di Mosca, tant’è che in occasione della cosiddetta “Primavera di Praga” la RSR fu l’unico stato facente parte del patto di Varsavia a rifiutarsi di inviare proprie truppe armate: all’interno del coeso blocco sovietico si aprì una breccia che verrà sfruttata dai governi occidentali.

Continue reading “La dittatura di Ceausescu e la sua pesante eredità”

I hear America singing*

Le elezioni presidenziali americane come quadro perfetto delle contrapposizioni, in campo politico, presenti in questo momento in tutto l’Occidente.

Bernie Sanders ha incuriosito un po’ tutti. Voleva “un futuro in cui credere”, rivoluzionando l’economia, tagliando i costi d’iscrizione alle università tassando le operazioni finanziarie e denunciando le crescenti disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza all’interno del Paese.

In America ha riempito le piazze, nel resto del mondo le pagine dei giornali; molti giovani lo hanno ammirato e votato, e l’entusiasmo intorno a lui ne ha fatto, per mesi, l’uomo del momento.

Continue reading “I hear America singing*”

di Nietzsche, Brahma, Buddha ma soprattutto noi stessi: Siddharta e l’ansia di “trovarsi”.

La copertina azzurrina dell’Adelphi riuscirebbe a conferire un’aura nel contempo mistica ed intrigante a qualsiasi libro. Quando poi ci si imbatte nelle prime pagine di Siddharta lo sfondo indiano-buddhista e il linguaggio artificioso ed aulico del capolavoro di Herman Hesse infondono al lettore la certezza di aver tra le mani un’opera estremamente singolare, lontana dalla modernità e dalle tematiche e problematiche della nostra quotidianità.

Chi non si lascia scoraggiare impiega però ben poco tempo a realizzare che quel giudizio iniziale fosse profondamente errato e che se Siddhartha ha toccato i cuori di milioni di giovani e meno giovani per ben 94 anni dalla sua prima pubblicazione è perché, nascondendosi dietro a un velo di misticismo orientaleggiante, Siddhartha parla di noi, a noi.

Continue reading “di Nietzsche, Brahma, Buddha ma soprattutto noi stessi: Siddharta e l’ansia di “trovarsi”.”

Manifesto

A voce bassa è opinione non richiesta. Uno spazio prima di tutto per riordinare i nostri pensieri. Un pretesto per scrivere, per andare a fondo nelle questioni che più ci appassionano, stimolare la capacità di analisi nostra e di chi vorrà seguirci, nel tentativo di essere voce e non eco. È parlare, senza alcun obbligo o freno, di attualità, di poesia, di musica, di viaggi: di noi, e di quei temi su cui sentiamo il bisogno di esprimerci.

A voce bassa è uno spazio dove confrontarsi e tradurre in parole tutto ciò che la quotidianità ha da offrirci: immagini, sensazioni, pensieri, rivoluzioni. Le diverse sensibilità di ciascuno di noi verranno coltivate e avranno modo di svilupparsi all’interno di quello che è prima di tutto un percorso di crescita. Ci auspichiamo che diventi fecondo terreno di dibattito, luogo in cui maturino le nostre idee insieme alle vostre. A voce bassa perché affideremo le nostre opinioni, seppur intrise di passione e fervore, a una sottile voce che sappia toccare le note giuste.

Non c’è una ragione per cui lo facciamo, ma ci piace pensare di poter contribuire alla diffusione e alla formazione di un pensiero critico: perché “L’indifferenza -alla fine- è il peso morto della storia”.