Dostoevskij legge Hegel in Siberia e scoppia a piangere

Dostoevskij fa sentire la sua voce nel nome degli esclusi dalla festa universale, quelli che Schiller aveva già condannato, nell’Inno alla gioia, a correre via in lacrime dalla massa di milioni di uomini felici e festeggianti. Leggendo Hegel Dostoevskij poteva senza dubbio provare che neppure lui era avvolto nel firmamento di stelle di Schiller e non gli rimaneva altro da fare che scoppiare a piangere. E allo stesso tempo ribellarsi. Questo libro è la Bibbia della ribellione. Il suo collante non è la dialettica in grado di spiegare tutto, bensì la sofferenza e il pianto; in esso la speranza e la fede nel miracolo crescono in pari misura con la crescita della disperazione.

(László F. Földényi)

A metà dell’Ottocento, dopo quattro anni di lavori forzati, Dostoevskij è trasferito come soldato semplice in una remota regione della Siberia. Il villaggio, dove lo scrittore era stato esiliato per via delle sue idee filo-occidentali, è un deserto di steppa, desolato in mezzo a un mare di dune. Eppure, anche nella delirante inospitalità del deserto, Dostoevskij riesce a continuare il suo lavoro di scrittore, confrontandosi con gli scritti più influenti dell’Europa bismarckiana, profondamente influenzata dall’idealismo tedesco e lacerata dalle tensioni internazionali che degenereranno poi nella Grande Guerra. Tra i volumi in suo possesso ci sono anche alcuni manoscritti del più influente rappresentante della corrente idealista, G. W. F. Hegel, le cui idee sono diffusissime all’epoca in tutta l’Europa occidentale. In particolare uno degli scritti hegeliani, le Lezioni sulla Filosofia della Storia, è importante per comprendere quanto il pensiero di Hegel, espressione del positivismo europeo del XIX secolo, condanni Dostoevskij e quella parte di mondo in cui egli è stato relegato. Il ciclo di lezioni sulla filosofia della storia, tenuto da Hegel a Berlino, inizia con una premessa evidente: ci sono regioni, tra cui la Siberia, che non fanno parte della storia perché in questi luoghi non c’è possibilità per lo spirito universale di continuare il suo sviluppo. Questa possibilità manca prima di tutto perché in regioni quali la Siberia non ci sono popoli in cui lo spirito universale possa incarnarsi ed evolversi. D’altra parte, però, la premessa di Hegel dimostra come la cultura europea sia del tutto disinteressata alle vicende che accadono al di fuori dei suoi confini, dimenticandosi anche di Dostoevskij e delle sue sofferenze. L’esasperante esaltazione dello stato da parte di tutta la società europea è il culmine di una visione preponderante che vede la storia come percorso razionale e strutturato. La razionalità dello sviluppo storico mira ovviamente al progresso, lasciando però da parte l’altro, il più debole, escludendo la possibilità del miracolo e della redenzione. Dostoevskij di fronte a questa forzata esclusione, esilio nella non-esistenza, capisce che la vita ha delle dimensioni che non possono essere inquadrate dalla storia; ma, in fondo, è anche quello che sostiene Hegel. Dostoevskij è esistito, eppure Hegel l’ha escluso. Questo però significa che la dimostrazione dell’esistenza non può essere limitata agli indizi della sua esistenza nella storia.

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Dostoevskij risponde all’esclusione in Memorie di una casa morta: “D’altro canto, chi può dire di avere esplorato il fondo di quei cuori perduti e di averci letto ciò che è celato al mondo intero?”. Lo scrittore si ribella all’esclusione, ma ormai tornare indietro, esistere nella storia, non ha più senso. L’esclusione ha dato la possibilità a Dostoevskij di confrontare l’esistenza in ogni sua forma. Emerge uno scontro tra piani esistenziali: da un lato, l’immagine secolarizzata della storia, esasperata da Hegel, che suggerisce che nel futuro la sofferenza nella vita terrena potrebbe essere definitivamente sconfitta. Tuttavia la storia di Hegel finisce per giustificare il divino, perché, circoscrivendo i suoi confini, implicitamente ammette di essere circondata da qualcosa che da lei prescinde. Dostoevskij, esiliato dalla storia, è il primo a comprendere l’essenza stessa della storia. Il modello dostoevskiano crede invece nell’irrazionale e accetta il miracolo. Dostoevskij difende fino in fondo le sfumature incontrollabili dell’esistenza, che sono celate al mondo intero. Le Memorie sono un inno alla libertà: di avere paura, di emozionarsi, di pensare liberamente, di andare oltre i confini delimitanti della razionalità. Libertà è trovare se stessi là dove allo stesso tempo ci si perde. La razionalità di Hegel non è vera libertà perché è limitata, mentre l’autentica libertà è illimitata.

La razionalità hegeliana è maschera di un’angoscia più profonda. Il pensiero e la società occidentale rinnegano le loro paure superstiziose, le loro angosce irrazionali nella ragione. La storia è soltanto il metodo tramite cui queste paure sono spazzate via. La borghesia europea ha terrore della varietà infinita del mondo, della sua diversità e delle sue particolarità, e così chiude gli occhi di fronte alla grandezza dell’animo e dei sentimenti. Questo però fa loro perdere la vera libertà, quella che non ha paura del buio, dei negri, dell’oro massiccio non ancora ridotto a moneta. La questione geografica è dunque soltanto lo strato più superficiale di un enorme problema esistenziale. La razionalità è una scappatoia che permette di non confrontarsi con la profondità dell’esistenza: la sofferenza, la morte, l’incontrollabile. Per Hegel “I fini particolari si perdono nell’universale”, tutto per conseguire quelle che, in fondo, sono debolezze umane, la vittoria, la gloria e il successo. Questo spetta però soltanto al popolo eletto a discapito di tutti gli altri. In questa logica anche il divino è subordinato al controllo dell’uomo, il tutto a discapito della libertà individuale. Infatti, per Hegel, Dio è accomunabile allo spirito assoluto, assoggettato al dominio della razionalità. La borghesia occidentale usa Dio per giustificare la politica, la conquista e la colonizzazione ma si dimentica che il concetto di Dio è in se stesso irrazionale e, quindi, libertario. Con la secolarizzazione di Dio si perde la libertà. Dostoevskij, invece, crede a tal punto in Dio e nella libertà che non ha paura di urlare “Dio, se vuole, può rendere possibile anche che due più due diventino cinque”.

Dietro il rifiuto dell’Africa e della Siberia Hegel nasconde la sua volontà di uccidere Dio. Nel tentativo di spiegare l’inspiegabile, egli s’ingarbuglia nella sua storia secolarizzata, rinnegando l’illimitato. Ci sono però uomini, come Dostoevskij, come Nietzsche, che sgretolano la debole barriera del progresso e dell’evoluzione a cui l’uomo da sempre cerca di essere fedele. Quando la barriera della storia cade, allora tutto svanisce: la razionalità scompare e la verità scientifica perde il suo senso di fronte al vuoto lasciato dal Dio ormai esiliato. Abbandonare la razionalità è l’unica via per scoprirsi davvero. L’essenza umana non può limitarsi a delle mere convenzioni razionali, perché la sua grandezza sta proprio nell’andare oltre, nel poter pensare all’impossibile. Il pianto di Dostoevskij deve essere ancora oggi d’insegnamento per comprendere l’importanza dell’evasione e della ricerca della propria felicità. I tempi e i modi sono da adattarsi ai canoni della modernità, ma una ribellione è necessaria. Dostoevskij in Siberia è stato all’Inferno, ma soltanto vedendo il Sacro Inferno ha capito che la civiltà occidentale è essa stessa l’inferno. Come lui e dopo di lui l’hanno capito anche Kafka e Beckett, ribellatisi al grigiore della convenzione borghese da cui è ben più difficile evadere rispetto all’Inferno.

 

Emilio Caja

(Titolo tratto dall’omonimo saggio di László F. Földényi Dostoevskij legge Hegel in Siberia e scoppia a piangere, il melangolo, 2012)

Author: Emilio Caja

scrivo per piacere, assecondo una forte tensione che mi porta a rifugiarmi nella scrittura per ritrovarmi nel grigiore cittadino, parlo d'arte e di cultura cercando di stimolare dibattito e idee indipendenti e (se necessario) anticonvenzionali, nel mio girovagare per Milano e per il mondo cerco e osservo la bellezza e mi emoziono di fronte a questa, inseguo esperienze lontane e diverse per farne storie. Nulla, però, mi tiene vivo e mi ispira come la lettura, che mi permette di volare non solo nel mondo ma anche nel tempo.