Nuovo sistema elettorale: discontinuità rispetto al Porcellum

Il primo Luglio 2016 entrerà in vigore la nuova legge elettorale, legge 6 maggio 2015, comunemente nota come Italicum, che disciplinerà esclusivamente l’elezione alla Camera dei deputati. L’Italicum è strettamente connesso con la riforma costituzionale in merito a cui il popolo italiano sarà chiamato ad esprimere il proprio parere nel referendum confermativo del prossimo ottobre, la quale prevede un nuovo modello di Senato non eletto direttamente.

La nuova legge prevede una suddivisione del territorio nazionale in 20 circoscrizioni elettorali, corrispondenti alle regioni, divise a loro volta in 100 collegi plurinominali. Disposizioni speciali riguardano Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige, nelle quali sono costituiti collegi uninominali.  A ciascun collegio è poi assegnato un numero tra tre e nove seggi, attribuiti alle liste su base nazionale, per un totale di 630 (corrispondenti ai 630 deputati).

L’Italicum è un sistema elettorale proporzionale corretto con possibile doppio turno. Procedendo con ordine, i sistemi elettorali proporzionali si caratterizzano per un elevato grado di rappresentatività e uno scarso grado di selettività. Essi garantiscono l’accesso in Parlamento anche a partiti politici dotati di modesta rappresentanza dando quindi una fotografia abbastanza nitida della realtà politica del paese. Per evitare d’altra parte una eccessiva frammentazione viene di norma fissata una soglia o clausola di sbarramento, che ha la funzione di garantire l’accesso al Parlamento (alla Camera nello specifico) alle sole forze politiche dotate di una rappresentatività significativa a livello nazionale. Nel caso della nuova legge elettorale è prevista una soglia di sbarramento al 3%. L’Italicum prevede inoltre un premio di maggioranza consistente nell’assicurare un certo numero di seggi, 340 nello specifico, alla coalizione che superi il 40% dei voti.  Qualora nessuna delle liste riesca ad ottenere il 40% dei voti, vanno al ballottaggio le due più votate, fra le quali la vincitrice ottiene 340 seggi. I restanti 290 vengono, invece, suddivisi proporzionalmente tra i partiti perdenti. È infine possibile dare due preferenze che devono necessariamente essere di genere (maschile e femminile) diverso: le liste, infatti, sono strutturate secondo la continua alternanza fra un candidato uomo e un candidato donna. Il capolista, scelto dal partito, è invece bloccato.

Ora facciamo un passo indietro e soffermiamoci sul precedente sistema elettorale di Camera e Senato, il cosiddetto Porcellum, disciplinato dalla legge 21 dicembre 2005 n. 270, e in particolar modo sulle ragioni che hanno indotto la Corte costituzionale a dichiararlo incostituzionale con la sentenza n. 1 del 2014. La Corte, organo deputato al controllo di legittimità sulla legge, ha in primo luogo ritenuto irragionevole e sproporzionata la previsione di un premio di maggioranza alquanto elevato senza che fosse necessario il raggiungimento di una soglia minima di voti. Il Porcellum stabiliva, infatti, che alla lista o alla coalizione che avesse raggiunto la semplice maggioranza relativa venisse attribuito un premio che conduceva alla maggioranza assoluta (53% alla camera, addirittura 55% al senato). La differenza rispetto all’Italicum è lampante: quest’ultimo, infatti, stabilisce sì un premio di maggioranza ma esso è vincolato in maniera chiara al raggiungimento di una quota minima di voti, 40% nello specifico, e, qualora questa non venga raggiunta da nessuna delle liste, prevede il ballottaggio fra le due che abbiano conseguito più voti.  La Corte Costituzionale ha inoltre affermato l’incostituzionalità del sistema delle liste bloccate: i partiti stabilivano l’ordine di presentazione dei candidati all’interno della lista, il che, unito all’impossibilità di esprimere una preferenza, non consentiva all’elettore di scegliere il proprio candidato. L’elettore, in altri termini, dava un voto di preferenza esclusivamente per la lista ed era privato di ogni margine di scelta dei propri rappresentanti, scelta rimessa invece ai partiti. Al cittadino era imposto, indicando una lista, di scegliere in blocco anche i numerosi candidati in essa elencati, che spesso non aveva nemmeno avuto modo di conoscere e che erano destinati, in ragione della posizione occupata in lista, a diventare deputati o senatori. La totalità dei parlamentari eletti era dunque priva del sostegno dell’indicazione personale dei cittadini, il che era assolutamente in contrasto con la logica della rappresentanza costituzionalmente prevista. L’Italicum, d’altro canto, permette di esprimere una doppia preferenza con l’unico vincolo di votare un candidato di sesso maschile e uno di sesso femminile.

Ad un attento lettore non sarà sfuggito che a partire dal 2005 fino alla sentenza n. 1 del 2014, per quasi un decennio, abbiamo eletto i nostri rappresentanti secondo le modalità dettate da una legge incostituzionale. Il passato, si sa, non può che essere accettato, ma viene spontaneo chiedersi se il governo presente, attualmente in carica, sia o meno legittimato a governare: la fiducia è, infatti, stata votata al governo Renzi da un parlamento che, poiché eletto con legge elettorale illegittima, è secondo buona parte dell’opposizione da considerarsi anch’esso illegittimamente costituito. In altre parole l’incostituzionalità delle legge si rifletterebbe anche sul parlamento e sul governo a cui quest’ultimo ha votato la fiducia. Questa tesi ha preso particolare vigore in seguito alla proposta di revisione costituzionale da parte del governo contenuta nel ddl (disegno di legge) approvato dal Parlamento il 12 aprile 2016 (dalla Camera in ultima lettura per precisione) e che sarà sottoposto a referendum conformativo in ottobre. Diverse sono le voci che gridano allo scandalo e che sostengono con convinzione che in virtù della già citata sentenza n. 1 del 2014 il parlamento non sarebbe assolutamente legittimato a votare e decidere sulle riforme costituzionali. Onestà intellettuale, come di recente ha ricordato il ministro Boschi, impone, indipendentemente da convinzioni politiche e opinione riguardo la riforma, di leggere interamente la sentenza e non limitarsi alla prima parte in cui è affermata l’incostituzionalità del Porcellum. La Corte ha, infatti, chiaramente affermato che la composizione attuale del Parlamento costituisce situazione giuridica esaurita e che quindi la legittimazione delle camere a legiferare permane. Il governo ha dunque la capacità giuridica di svolgere l’attività di iniziativa legislativa, fondamentale strumento per il perseguimento dell’attività di indirizzo politico che lo caratterizza, così come il parlamento ha diritto di legiferare.