di eroina, Sofocle, J.S. Mill e Lisbona: la legalizzazione delle droghe (tutte) come necessità

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So bene quanto il tema di cui tratto in questo articolo sia delicato, ancora poco trattato e considerato un tabù. Chiederei a chi legge pochi minuti di attenzione, senza pregiudizi ma con curiosità: spero di riuscire a convincervi perché credo fermamente in quello che sto per scrivere e mi piacerebbe che in futuro possa aprirsi una discussione a riguardo, com’è successo per la cannabis alla fine del secolo scorso. Lo scopo non è creare scandalo né fornire una lettura piacevole ma stimolare una riflessione che ritengo necessaria.

Nella mia breve vita ho sempre mal tollerato le regole. Non tutte, molte le apprezzavo e le rispettavo con convinzione ma quelle che non mi sembravano legittimate ad esistere le ho sempre trovate difficili da rispettare. A me affine ma ben più nobile è Sofocle che nel suo Antigone si interroga sulla necessità di rispettare leggi umane quando queste siano in contrasto con la legge morale. Nella stessa opera trapela una risposta piuttosto chiara: pur di poter seppellire il cadavere del fratello Polinice, Antigone va contro la volontà di Creonte, re di Tebe, ben sapendo che questo la condurrà a enormi sofferenze. Imprigionata a vita in una grotta Antigone si suicida. Ora, parlare di legge morale riferito alla legalizzazione delle droghe pesanti risulta difficile. Però tutti i miei pensieri a riguardo nascono dalla mia difficoltà ad accettare lo stato come autorità legittimata ad imporre una morale.

Procediamo con ordine, su questo torneremo più tardi:

il primo motivo per cui legalizzerei tutte le droghe è fin troppo banale e ve lo aspettate fin dall’inizio dell’articolo. Segnerebbe un colpo mortale alle mafie tutte, alla criminalità organizzata e non. Il fatto che l’argomento sia scontato non significa però che vada sottovalutato: tagliare la principale voce di entrata nel bilancio economico delle mafie non significa solo impoverire grandi boss, significa anche ostacolare il dilagare di illegalità che da sempre è un fardello per il nostro paese, svuotare le carceri eliminando la possibilità di delinquere, ridurre le spese per la sicurezza, tagliare drasticamente il numero di episodi di violenza, mettere in crisi un sistema che attrae giovani e ruba loro un futuro da ormai secoli. Perché che la mafia è una montagna di merda¹ non ce lo dobbiamo mai scordare e non dobbiamo mai smettere danneggiarla come possiamo. E’ importante tenere a mente anche che il fenomeno della criminalità legata al traffico di stupefacenti non si limita ai confini nazionali. E’ estremamente complicato reperire dati attendibili ma si stima che nel solo Messico le morti per traffico di stupefacenti negli ultimi 10 anni superino le 100’000 unità, cui vanno aggiunti circa 30’000 “desaparecidos”. Da quando l’ormai ex presidente Calderòn ha annunciato l’inizio di una “guerra” al narcotraffico nel dicembre del 2006 hanno perso la vita anche 50’000 soldati e 35’000 agenti di polizia federali². In Venezuela, Afghanistan, Colombia, Pakistan le morti per la droga non fanno notizia ma sono all’ordine del giorno. Legalizzare significa produrre o quantomeno controllare la provenienza e dunque risparmiare centinaia di migliaia di vite umane ogni anno.

Il secondo è cinicamente economico. Si stima che la legalizzazione della sola Cannabis frutterebbe alle casse dello stato italiano, tra minori spese per carceri e sicurezza e tasse sulla sostanza pari a quelle presenti oggi sul tabacco, fino a ben 8,5 miliardi (!) di euro³. Per avere un’idea dell’enorme dimensione del commercio di stupefacenti (che è oggi in mano alla criminalità organizzata) basti pensare che sommando gli introiti delle altre sostanze sarebbero molto probabilmente garantite entrate sufficienti a per garantire un reddito sopra la soglia di povertà a tutti gli italiani. La proposta a riguardo, fortemente sponsorizzata dal Movimento 5 Stelle, di garantire un reddito di cittadinanza di 780€ a ben 10 milioni di italiani che oggi percepiscono meno di quella soglia costerebbe secondo l’ISTAT “solo” 14,9 miliardi di euro.

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(l’immagine da sola rende perfettamente l’assurditá della “guerra alla droga”: il consumo rimane tale e quale a prescindere dai miliardi che si spendono per vietarlo!)

 

Il terzo argomento completa il secondo. La questione non è infatti solo economica ma anche teorico-giuridica: questi soldi servirebbero, probabilmente solo in piccola parte, a porre rimedio a quella che i più percepiscono come un’ingiustizia. Legalizzando e tassando le droghe i consumatori inizierebbero infatti per la prima volta a pagare le enormi spese mediche derivanti dalla loro decisione sciagurata, correntemente a carico non certo degli eroinomani bensì del contribuente medio.

(4) Un video molto semplice per convincere l’opinione pubblica americana che la legalizzazione della cannabis fosse una cosa buona chiedeva agli ascoltatori “have you ever seen a dealer asking for an ID?” assumendo che per un minorenne americano fosse più facile comprare della droga che le sigarette. Basta uscire una sera, recarsi nelle discoteche, accendere il computer e cercarsi su internet, andare a studiare nei cortili delle università: la droga è ovunque e reperirla è di una facilità sconcertante, non è certo l’illegalità dunque a limitarne il consumo. Anzi come si è visto il proibizionismo ha fatto si che si creasse un alone di trasgressione che rende le sostanze proibite più attraenti soprattutto per i giovani.

(5) Se la droga fosse legale potrebbe essere venduta e consumata in farmacie dedite solo a quello soltanto a chi risulta essere già tossicodipendente, crollerebbe il numero di spacciatori e diventerebbe molto più complicato iniziare, “cadere nel tunnel”. (6) Sarebbe garantita la qualità e cesserebbero le innumerevoli morti per “droga tagliata male”. (7) Se ciò non bastasse aumenterebbe anche la sicurezza: I tossici potrebbero essere per la prima volta “schedati” e controllati sicchè non possano danneggiare gli altri. E soprattutto potrebbero essere aiutati e indirizzati verso le comunità.

Ognuno di questi punti dovrebbe da solo bastare perché la legalizzazione diventi un tema di interesse pubblico. Eppure siamo arrivati a 7 e quasi nessuno ne ha mai parlato. Dico quasi perché ciò di cui scrivo non è stato inventato da me. Nel 1995, caduta da qualche decennio la dittatura, il Portogallo si è trovato a dover affrontare una diffusione senza precedenti delle droghe, in particolare dell’eroina, e delle morte ad esse correlate, soprattutto per la diffusione dell’AIDS tra i tossici. Dopo aver provato a reprimere il fenomeno con pene severe per consumo e detenzione, spot televisivi per convincere i giovani a non farlo e costante controllo della polizia il governo del presidente Goulão si è reso conto che il fenomeno si stava tutt’altro che contraendo. Così una squadra di esperti ha suggerito all’esecutivo di depenalizzare tutte le droghe (la legalizzazione non era possibile per via di accordi internazionali) e trattare i tossici non più come criminali ma come casi clinici. E i risultati sono notevoli. Il consumo di droga non è minimamente aumentato! anzi il consumo di tutte le sostanze nella popolazione di età compreso tra i 13 e i 18 anni è sceso. Il Portogallo è oggi una delle nazioni sotto la media europea per consumo di sostanze pro capita. Il numero di tossicodipendenti che ha accettato di farsi ricoverare in terapia sostitutiva è passato da 6mila a 15mila in 4 anni tra il 1999 e il 2003, e il trend è poi proseguito. Il numero di morti per HIV è sceso da 2000 all’anno fino a prima della legge a non più di 100(!) negli ultimi anni. Le morti per overdose di eroina sono state appena 16 nel 2013, ed erano centinaia prima della depenalizzazione!

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C’è un ultimo argomento anche per voi che come me vivete di speculazioni più astratte, e avete storto il naso davanti a tutti questi numeri. Nel suo On Liberty, in italiano Saggio sulla libertà, John Stuart Mill si scaglia contro la gestione delle libertà individuali e i tentativi svolti di difendere l’individualità, a suo avviso decisamente maldestri. Persino la democrazia a suo avviso è una dittatura per almeno una minoranza della popolazione: una inutile limitazione delle libertà personali e un attacco alle diverse individualità. Insomma l’unico Stato che garantisce a tutti le dovute libertà è quello “minimo”, che si limita a porre veti laddove le nostre azioni potrebbero danneggiare gli altri. E qui torniamo al secondo paragrafo e a me e Sofocle. E’ giusto che sia uno stato a dirmi cosa è moralmente accettabile e cosa non lo è e a punirmi per le mie scelte personali? E se io non condividessi l’etica della maggioranza? Sarei un uomo libero se, proprio perché non vedendoci niente di negativo, volessi drogarmi, prostituirmi, “dare in affitto” il mio utero per una maternità surrogata o, ancora, se decidessi che non voglio più soffrire e volessi morire in una clinica ma lo stato me lo vietasse? Come ben vedete questo argomento è estensibile a un numero di temi considerevoli, che  sono oggi tutti controversi. Che si parli di aborto di Stato laico o religioso, di matrimoni omosessuali, di maternità surrogata, di droghe, di eutanasia la domanda resta sempre la stessa: fin dove si deve spingere con la sua regolamentazione uno Stato democratico? È giusto che la maggioranza imponga a tutti la sua morale, o dovrebbe limitarsi a regolare la convivenza? Se le mie scelte non danneggiano nessun altro al di fuori di me stesso è giusto che io non sia libero di farle? Sulla mia risposta sono più che certo: nel momento in cui lo stato mi mette in condizione di scegliere liberamente e consapevolmente deve poi lasciarmi scegliere la mia sorte, oppure è tiranno. Se lo Stato prova a sostituirsi alla legge morale, personale e difficilmente omologabile in tutti, uscendo dai confini della regolamentazione della convivenza, non risulta legittimato: per questo io e Antigone non ne rispetteremo le leggi, o meglio lo faremo, ma non ci sentiremo liberi. Cosa vuol dire essere messi in condizione di scegliere consapevolmente è un tema che meriterebbe un articolo tutto per se. Limitiamoci alle droghe: una volta che lo Stato mi rende consapevole dei rischi, mi addebita il costo economico della mia scelta attraverso tasse sulla droga, si assicura che io non diventi un pericolo per gli altri avendo i miei dati per la prima volta associati al mio status di tossicodipendente, perché dovrebbe sottrarmi la possibilità di scegliere un’esistenza “breve ma intensa” a una lunga e priva di sostanze stupefacenti, seppur questa seconda sia la scelta della maggioranza?

Insomma se a vendere marijuana cocaina LSD ed eroina fosse direttamente lo Stato saremmo dei cittadini più liberi in uno Stato più pacifico. Saremmo più al sicuro, meglio difendibili da tossicodipendenti di cui si conosce nome e problema, in uno Stato più inclusivo e comprensivo. Parleremmo dalla mafia al passato in uno Stato molto più ricco. Non dovremmo pagare noi le spese mediche di chi sceglie di bucarsi le braccia né esisterebbe il problema di incarcerare chi per vivere vende droga illegalmente, siccome la concorrenza dello Stato sarebbe spietata. Saremmo sicuri che i nostri figli avrebbero enormi difficoltà a convincere un farmacista, dipendente pubblico penalmente perseguibile, a vendergli della droga se minori di 21 anni o se non ancora dipendenti dalla sostanza che chiedono.

Saremmo cittadini migliori in uno mondo più giusto.

Se vi ho convinto o anche solo spinto a pensarci, vi prego: andate e parlatene tutti!

 

1: Giuseppe Impastato, L’Idea Socialista, 1966

2: https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_messicana_della_droga

3: Dati presenti nella relazione parlamentare presentata dall’intergruppo “cannabis legale”, per info consultare: www.cannabislegale.org

Dati sulla “winning war” portoghese: http://www.linkiesta.it/it/article/2015/06/07/decriminalizzare-tutte-le-droghe-lesperimento-del-portogallo/26215/

Author: Andrea Noseda

Perché la necessità di nascondersi, l'ansia di rifugiarsi dal mondo in una dimensione più profonda di noi stessi? Perché non accontentarsi di tutto ciò che ci circonda ma continuare perennemente a cercare? perché scegliere di esistere senza mai soddisfarsi? perché, banalizzando il tutto, non voler mai optare per una facile serenità? perché aveva ragione Lui: "La vita è altrove" e certe intuizioni non possono essere ignorate. Ecco come vivo e ecco perché scrivo!