Riforma Costituzionale: l’analisi dietro gli slogan

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La nostra Costituzione: innovativa, chiara, lungimirante. Un piccolo scrigno lasciatoci dai Costituenti in cui è contenuto tutto: diritti, doveri, forma di Stato, garanzie. Un modello per il mondo intero per l’estrema semplicità del testo e perché i suoi autori, soprattutto nell’enunciazione dei diritti fondamentali, hanno fatto in modo che si potesse adattare ai mutamenti della società.

Nonostante ciò negli ultimi tempi questa Costituzione, per quanto bella e previdente, è stata criticata in molte delle sue parti. Per esempio si è detto che il bicameralismo paritario, espressione forte della democrazia, della rappresentatività dei cittadini e di alcune garanzie costituzionali, non funzioni: questo susseguirsi di rimandi reciproci tra le Camere ha reso spesso l’iter legislativo molto lungo.

Viene anche fatto notare che a causa di questo inceppamento del meccanismo, si assiste ad un’espansione di decreti-legge senza alcuna necessità e urgenza, requisiti in teoria fondamentali per la loro emanazione, leggi delega al Governo praticamente in bianco, continue questioni di fiducia -emblematico il caso delle Unioni Civili-, e addirittura casi in cui la giurisprudenza ha garantito diritti prima che venissero previsti normativamente come nel caso della stepchild adoption nel marzo di quest’anno. Tutti modi per portare avanti il Paese, ma distorsivi del modello previsto dai Costituenti.

Ed infine anche da coloro che difendono il nostro modello costituzionale è comunque accettata la giustezza e l’opportunità di una riforma costituzionale che provveda a porre rimedio alle criticità sopra elencate.

Mi sono cimentata in una lettura per vedere se la Riforma proposta da Renzi fornisca una appropriata risposta alle giuste istanze di cambiamento, dunque passiamo ad analizzare il testo letterale della nostra Carta Costituzionale e le modifiche sulle quali tutti noi saremo chiamati a esprimere un giudizio.

Superamento del bicameralismo perfetto. Art. 70

Nell’ottica di snellire e semplificare il procedimento legislativo, si dispone che le leggi siano approvate unicamente dalla Camera dei Deputati. Fanno eccezione le leggi su alcune materie considerate di preminente importanza, elencate al 1° comma, per le quali si prevede ancora la funzione collettiva del Parlamento. L’elenco, tuttavia, è lungo e di non facile e immediata comprensione e menziona, ad esempio, le leggi costituzionali o di revisione costituzionale, le leggi in materia di minoranze linguistiche e in materia elettorale, quelle di attuazione delle politiche e delle norme europee e di ratifica dei trattati internazionali, alcune leggi relative al rapporto Stato-Regioni ed Enti locali e le leggi concernenti i referendum popolari. Il Senato può inoltre deliberare proposte di modifica della legge, facilmente ignorabili dalla Camera con riapprovazione del testo a maggioranza semplice o assoluta.

Vi invito comunque a leggere il testo modificativo: a fronte della norma breve chiara e comprensibile a tutti “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”, troviamo un articolo composto di 7 commi con numerosi rimandi normativi.

Composizione del Senato della Repubblica. Art. 57

Il Senato sarà composto da novantacinque senatori e da cinque senatori con carica settennale nominati dal PdR, per un totale di cento. I membri, rappresentativi delle autonomie territoriali, saranno eletti dai Consigli Regionali e dalle Province autonome di Trento e Bolzano tra i propri componenti e tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori “in conformità alle scelte espresse dagli elettori”: un modo alternativo per dire “con metodo ancora da definirsi”. La durata del loro mandato coinciderà con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti: quest’organo si rinnoverà dunque periodicamente e parzialmente. Inoltre non verrà più interpellato come Camera politica perché tutte le questioni di fiducia o sfiducia relative al Governo verranno sottoposte al vaglio della sola Camera dei Deputati.

This picture shows an empty senate prior a session for a confidence vote for the new governement on April 30, 2013 in Rome. Italy's new prime minister will face an early test of his mission to reverse Europe's austerity course Tuesday as he meets German Chancellor Angela Merkel after vowing to stop a policy he says is killing his country. AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO (Photo credit should read ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Proposte di legge ad iniziativa popolare. Art. 71

Prima di tutto i numeri: per proporre un testo di legge da 50.000 cittadini firmatari si passerebbe a 150.000. Sebbene il quorum sia notevolmente salito, gli autori della Riforma garantiscono che le proposte passeranno sicuramente al vaglio delle Camere, mentre ora può accadere che una proposta di legge di iniziativa popolare resti depositata in attesa di venire esaminata anche per anni. Il nuovo articolo 71, infatti, dispone che “La discussione e la deliberazione conclusiva sulle proposte di legge d’iniziativa popolare sono garantite nei tempi, nelle forme e nei limiti stabiliti dai regolamenti parlamentari.” Tuttavia occorre notare da un lato che nulla di esplicito è detto riguardo ai tempi, alle forme e ai limiti, stabiliti dai regolamenti (al contrario dell’art 72 che invito a leggere) che saranno redatti ex novo; dall’altro che la maggioranza parlamentare potrebbe restare libera di modificare o rigettare la proposta avanzata dai cittadini.

L’ultimo comma, infine, prevede la possibilità per i cittadini di proporre referendum propositivi e d’indirizzo, ma anche qui le modalità di attuazione concrete di tale diritto vengono rimandate ad una futura legge che dovrà essere approvata da entrambe le Camere.

Referendum popolare. Art 75

Attualmente il referendum abrogativo deve essere proposto da 500.000 elettori e la proposta è approvata a due condizioni: che alla votazione abbiano partecipato la maggioranza degli aventi diritto al voto e che sia raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. La Riforma aggiunge che, qualora la proposta giunga da 800.000 elettori, il quorum partecipativo coinciderà con la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni per la Camera e quindi tendenzialmente si abbasserà.

Esame preventivo della Corte Costituzionale sulle leggi elettorali. Art. 73

La Corte Costituzionale, il più importante organo di garanzia del nostro ordinamento, giudica in via incidentale1 su norme di dubbia costituzionalità e le abroga o modifica.

La riforma le attribuisce un ulteriore compito: prima della promulgazione delle leggi elettorali la Corte Costituzionale sarà chiamata, se presentato ricorso da un quarto dei componenti della Camera o un terzo di quelli del Senato, a dare un giudizio preventivo sulla costituzionalità delle stesse.

Elezione del Presidente della Repubblica. Art. 83

Attualmente, per eleggere il Presidente della Repubblica è necessaria la maggioranza dei due terzi del Parlamento in seduta comune fino al terzo scrutinio, e la maggioranza assoluta dal quarto in poi, (ipotesi che si è verificata nella maggior parte delle elezioni presidenziali). Questo elevato quorum fu indetto dai Costituenti per garantire al PdR un sostegno più ampio della semplice maggioranza politica anche in ragione del suo ruolo di “rappresentante dell’UNITA’ nazionale”, e difatti la sua elezione è stata definita come “il momento di massima dissociazione e dislocazione delle forze politiche” (L. Elia 1970).

Con la riforma i suddetti quorum vengono mutati: infatti dal quarto scrutinio si richiede la maggioranza dei tre quinti dell’assemblea e dal settimo dei tre quinti dei votanti.

Modifica del titolo V. Art. 117

Questa parte della Riforma è sostanzialmente antitetica alla Riforma Costituzionale del 2001, che attribuì più autonomia e potere alle Regioni conferendo loro in via generale la competenza legislativa. Alcune materie necessitanti un coordinamento a livello nazionale rimasero di competenza statale e venne inoltre introdotta la competenza concorrente: le Regioni avrebbero esercitato la competenza legislativa in determinate materie sotto le direttive dello Stato.

La ddl Boschi mira all’abolizione della competenza concorrente e a riportare sotto l’ala statale alcune materie strategiche in precedenza di competenza regionale. L’obiettivo è portare chiarezza nel riparto delle competenze per evitare fenomeni di disequilibrio legislativo tra le Regioni e conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni

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Questa Riforma a mio avviso contiene alcune istanze giuste e necessarie come il superamento del bicameralismo, una maggiore partecipazione dei cittadini e maggior chiarezza nel rapporto tra Stato e Regioni. Tuttavia bisogna notare che spesso l’attuazione di molte istanze riformiste enunciate nella Riforma viene poi affidata ad atti legislativi e regolamenti la cui elaborazione è rimandata a un momento successivo e che la poca chiarezza del testo (vedi l’esempio citato dell’art. 70) riduce il ddl Boschi a poche frasi d’effetto che come tutti gli slogan politici sono molto convincenti. È ora di cambiare il Paese. Abbassiamo il costo della politica. Aumentiamo il potere dei cittadini.

È possibile però chiedere al popolo di esprimersi attraverso un referendum -che per altro non prevede quorum partecipativo- pur sapendo che la maggior parte degli italiani non ha piena coscienza di ciò che voterà ma si ricorderà solo di questi slogan?

È per questo che è molto importante che l’appuntamento di ottobre non si riduca a un referendum pro o contro al Governo Renzi, ma che si dia prima modo ai cittadini di capire veramente la posta in gioco.

Inoltre questa disegno di legge è stato proposto ed è espressione di un preciso indirizzo di Governo, è un risultato raggiunto da una maggioranza (peraltro variabile e ondeggiante) prevalsa nel voto parlamentare.

La governabilità è un valore importante, se non viene assicurata il Paese non va avanti. Ma è giusto sacrificare in suo nome alcune garanzie dell’ordinamento? Introdurre la Corte Costituzionale in un circuito politico che ne snaturerebbe le funzioni, sottrarre al Presidente della Repubblica quel sostegno politico trasversale che ne caratterizza la figura, permettere che uno strumento fondamentale quale il referendum sia facilmente oggetto di strumentalizzazione di pochi?

Ricordo infine che il nostro Parlamento, dal 2005 al 2013, è stato eletto con una legge dichiarata incostituzionale nella sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale. Lo stesso dispositivo non ha delegittimato le attuali Camere, concedendo loro la possibilità di legiferare.

È però giusto affidare una Riforma Costituzionale ad un Parlamento che è distorsivo dei voti dei cittadini e non li rappresenta al meglio?

In conclusione, di riforme costituzionali ne sono state proposte molte, e questa non è né la prima né sarà l’ultima.

Invito a prestare attenzione ad accontentarsi del “meno peggio”, del “meglio che niente”, del “meglio oggi che domani”.

Un cambiamento così importante e radicale è forse necessario, ma deve essere ponderato, studiato con calma, attuato con precisione chirurgica.

Per chi fosse interessato a leggere il testo a fronte, clicchi qui

http://media.wix.com/ugd/14a30c_9dd527489fa24d648ca3b33c6913e1db.pdf

1 la questione di legittimità viene sollevata da un giudice nell’ambito di un giudizio concreto su una legge di dubbia costituzionalità.

Il meccanismo del controllo preventivo è tuttora vigente in Francia, dove però si sta introducendo quello successivo sul modello italiano.

1 thought on “Riforma Costituzionale: l’analisi dietro gli slogan”

  1. Condivido soprattutto su un punto: mai accontentarsi dei “meno peggio”! Discussione tipica che sento fare in giro è “Renzi lo voto, del resto è il meno peggio”. Ma quando? Ma come fai a dirlo? Il PD è forse il meno peggio dei grandi partiti storici, ma ci sono nuove forze emergenti (5 Stelle in primis) che essendo all’opposizione non hanno mai avuto il potere sufficiente per mostrare il loro valore. E’vero quando dici che bisogna favorire la democrazia diretta, ma a patto che sia una democrazia consapevole delle sue scelte. Se uno non è un minimo informato meglio che non voti non solo per la riforma Boschi-Renzi, ma neanche per l’ amministratore condominiale. E penso che comunque non tutti abbiano il privilegio culturale di capire l’importanza delle scelte politiche, a fondo, nei dettagli.

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