Sowhat?­ – L’altra faccia (dimenticata) del Sudafrica

Brian assomiglia un po’ a un vecchio gabbiano. È volato via dal tempo ballerino inglese, conserva un pizzico di (scadente) humour della sua terra, non capisce perché i suoi connazionali abbiano voluto uscire dall’Europa; al di là di questo, scarrozzandoci verso un centro commerciale nei dintorni di Johannesburg, definisce il posto in cui ha scelto di vivere come “the most sofisticated country in Africa” e dopo una prima occhiata in giro non possiamo dargli torto.

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Londra

//Nere ambientazioni di parchi desolati,

Un cielo blu cobalto

Tempestato di candide macchie bianche

Un nuovo mondo in mezzo a un mare d’aria

 

Vedo panchine vuote

Alle luci del giorno fedeli testimoni

Dello svolgersi della vita;

Inerte la notte, raccontano paura e solitudine.

 

Il fruscio degli alberi

I cui rami pieni di vita si muovono leggiadri

Come il mare in lontananza

E’ la pace di Londra, il cuore della mattanza.

 

Ho visto uomini muoversi nel sottosuolo

Assomigliavano a macchine

Forse guidati da una forza interiore

Non riesco ancora a capire: liberi o controllati?

 

Ho visto uomini e donne,

Bianchi e neri,

Trovarsi nei parchi

E non perdersi in superflue apparenze

 

Ma ho visto uomini mordersi

Arricchirsi alle spalle degli altri

E poi tornare nel sottosuolo

Al ritmo degli altoparlanti.

 

L’intensità del mattino si perde

Nell’immensità della notte

Fatta di jazz club, di birra e di serenità

Libera libertà, reali virtù. C’è speranza.\\

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