di amori bisessuali, Maometto, commercio d’armi e poesia: La vita folle di Arthur Rimbaud

Ho dei miei antenati Galli l’occhio blu slavato, il cervello stretto e la goffaggine nella lotta. Trovo il mio vestire barbaro quanto il loro. Ma non mi spalmo di burro i capelli […] Mi è ben chiaro che sono sempre stato di una razza inferiore.
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Il viso da bambino di Rimbaud da giovane, una delle 2 fotografie esistenti del poeta

E’ il 20 Ottobre 1854 quando a Charleville nasce Arthur Rimbaud, che qualche anno dopo parlerà così di se stesso nel suo capolavoro letterario, une saison en enfer. Diversamente da molti altri letterati però non saranno soltanto i suoi versi – criptici ma rivelatori- né il suo stile -laconico ma esauriente- a consegnarlo alla storia. Arthur sconvolgerà per sempre la letteratura francese e mondiale cantando velenosamente azioni e riflessioni della sua folle -ma nel contempo irresistibilmente affascinante- esistenza. Le sue sentenze quasi mistiche, i suoi versi virulenti, i suoi racconti assurdi non possono essere davvero compresi e apprezzati senza conoscere le esperienze da cui sono nati.

Je est un autre

Secondo di 5 figli Rimbaud visse un infanzia-modello dalle abitudini fortemente borghesi, passando il suo tempo tra libri chiesa e famiglia. A turbare la tranquillità famigliare fu l’abbandono del padre, il quale se ne andò di casa quando Arthur aveva solo 7 anni. La madre, ereditiera di proprietà terriere, si trovò a crescere da sola i 5 figli. Il suo atteggiamento protettivo e severo avranno un peso determinante nello sviluppo del figlio. Si firmava “la vedova Rimbaud”, insisteva perché i figli si recassero a messa in rigorosa fila indiana, incarnava lo spirito vittoriano e faceva dell’apparenza e della rispettabilità il mantra familiare. Arthur nei suoi primi anni fu uno studente modello, ricevette continuamente note di merito. A soli 15 anni nel 1869 gli venne assegnato il primo premio accademico per alcuni suoi componimenti in latino. I professori ne riconoscevano la genialità ma gli rivolgevano uno sguardo preoccupato: Arthur era diverso da tutti i suoi coetanei, il preside della sua scuola predisse “diventerà un genio, se del bene o del male ancora non so”.

Oh ! là ! là ! que d’amours splendides j’ai rêvées !

il 1870 fu l’anno di svolta. Arthur iniziò a scrivere in francese e vinse gli ultimi premi a scuola, si separò dal fratello a cui era molto legato perché quest ultimo si era arruolato nell’esercito di Napoleone III, occupato a invadere la Prussia meritevole di galera perché ubriaco di 20 anni d’orgia secondo Arthur. Andò a Douai dove iniziò la sua vita folle: fu arrestato, dopo essere stato trovato su un treno senza biglietto e accusato di vagabondaggio e passò in carcere alcune notti. Conobbe un editore cui affidò i suoi primi componimenti. Tornò a Charleville solo per pochi giorni prima di fuggire di nuovo verso il Belgio.

A diciassett’anni non si può esser seri, se ci son verdi tigli lungo la passeggiata.

Iniziò ad esternare idee politiche estremiste e si fece cacciare di casa dal padre di un compagno di studi che voleva offrirgli un lavoro. Da Bruxelles non si voleva muovere. Per farlo tornare a casa la madre dovette mandare a prenderlo due gendarmi armati. Nel frattempo la Francia era nel caos. Mentre Arthur era a Charleville il paesino limitrofo venne occupato dai prussiani. la scuola viene usata come ospedale. A Parigi iniziano i mesi della Comune. Arthur, appresa la notizia, vi si reca entusiasta vendendo l’orologio per pagarsi il treno. E’ un periodo florido della sua produzione, scrive i Canti di guerra parigini e L’orgia di Parigi-la città si ripopola

Sifilitici, re, ventriloqui, pagliacci, Dementi, che importa alla puttana Parigi Dei vostri corpi, anime, veleni e stracci? Vi scrollerà di dosso, marci di litigi! Quando a terra gemerete sulle frattaglie, Sfiancati e spersi, chiedendo i vostri danari, La rossa etèra, i seni gonfi di battaglie, Su voi stupiti torcerà i suoi pugni avari!

Si sa poco del suo primo periodo parigino. Sicuramente il 13 maggio scrisse all’amico Izambard formalizzando il principio fondante della sua vita-opera d’arte: egli sosteneva la necessità che chi fosse poeta guidasse l’umanità grazie alla sua essenza veggente. quest’ultima consisteva secondo Arthur nella capacità di arrivare all’ignoto e metterlo in versi. Ma come può un poeta raggiungere l’ignoto ed essere veggente? Solo e soltanto attraverso la ribellione e la sregolatezza, qualsiasi costo questo comporti. Se far poesia -e ormai Arthur desiderava soltanto questo- significava morire giovani, impazzire o vivere un esistenza di stenti e sofferenza egli non poteva tirarsi indietro: essere poeta significava indagare nel più profondo della propria anima, non fermarsi davanti ad alcuna convenzione, conoscere anche i lati più spaventosi del proprio io e trasmetterli in versi al mondo, che avrebbe saputo trarne degli insegnamenti. Abbandonò per sempre gli studi, visse per un periodo scrivendo poesie per chi gli offriva tabacco o alcol al café Dutherme. Li conobbe un uomo che lo raccomandò a Paul Verlaine.

Baudelaire fu il primo veggente ma la sua forma è meschina. Paul Verlaine è l’unico vero poeta dai tempi dei greci.
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Rimbaud e Verlaine

Arthur gli spedì alcuni suoi componimenti e ricevette una risposta entusiasta, con tanto di biglietto per Parigi e ospitalità offerti. Così si trasferì a Parigi a casa dei suoceri di Verlaine, dove questo viveva con la moglie incarnando perfettamente lo spirito libertino e curioso fino alla follia del veggente. Infatti divideva il suo tempo tra poesie, esperienze extraconiugali spesso omosessuali, alcolismo e droghe di tutti i generi. Rimbaud riuscì a distinguersi per la sua intolleranza alle regole persino in quel luogo e ne fu cacciato. Si rifugiò in uno stanzone di un hotel preso in affitto da alcuni poeti bohémienne, nel quale collaborò ad alcuni scritti. Iniziò a sua volta una relazione omosessuale con Paul Verlaine, che si divertì a rendere pubblica nei più intimi particolari. Odiato per la sua eccessiva sregolatezza fu cacciato da un circolo letterario quando aggredì un collega e decise di lasciare Parigi. Dopo qualche mese Verlaine lo seguì prima in Belgio e poi a Londra, abbandonando così la moglie senza dirle nulla. Alcol allucinogeni e la sua amicizia-amore diedero vita al periodo più celebre della sua produzione e all’inizio della redazione de una stagione all’inferno (dove l’inferno è la società occidentale cristianizzata in cui Rimbaud riteneva di vivere e odiava con tutto se stesso).

Un tempo, se ben ricordo, la mia vita era un festino, in cui si aprivano tutti i cuori, tutti i vini scorrevano. Una sera, ho fatto sedere la Bellezza sulle mie ginocchia. – E l’ho trovata amara. – E l’ho insultata. Mi sono armato contro la giustizia. Sono fuggito. O streghe, miseria, odio, è a voi che è stato affidato il mio tesoro!

La convivenza con Verlaine si fece insostenibile: continui litigi portarono a conseguenze tragiche. A Bruxelles Verlaine comprò una pistola e sparò due volte ad Arthur per poi pentirsene e portarlo in ospedale. Rimbaud, ferito al polso, prima lo denunciò e poi volle ritirare la denuncia e testimoniò cercando di scagionare l’amico che fece comunque 18 mesi di carcere.

Bisogna essere assolutamente moderni

Appreso lo scandalo di Bruxelles a Parigi tutti lo abbandonarono, così andò a Londra. Quando ri-incontrò Verlaine questo si presento con un rosario in mano “ma tre ore dopo aveva già rinnegato il suo Dio”. Arthur iniziò a viaggia per tutte l’europa, Brema, Cipro, Lugano, Milano e Como, Genova Roma, ma fu perennemente insoddisfatto.

La vita è altrove

Dichiarando: La mia giornata è finita; abbandono l’Europa. L’aria marina mi brucerà i polmoni, i climi sperduti mi abbronzeranno, Arthur si trasferì in Africa. Visse di molti diversi lavori di varia natura legati al commercio con l’europa. Si sposò, ma poco dopo divorziò. Studiò a fondo il corano, probabilmente solo per entrare più in stretto contatto con le popolazioni locali. Gli scritti che inviava in Francia riscuotevano finalmente un crescente successo. Lasciò il continente dopo qualche anno ma non prima di essere diventato un commerciante di armi e (forse) persino di schiavi. Ormai famoso come capo della scuola simbolista e decadentista tornò in Francia, pur non desiderandolo affatto, per curarsi. Da una sinovite tubercolare fu costretto a farsi amputare la gamba. La stessa malattia poco prima aveva ucciso la sorella minore.

Andrò sottoterra e tu camminerai nel sole
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Parigi, città simbolo per i poètes maudits, vista da Notre-dame

Il 10 Novembre 1891 si spense a Marsiglia a soli 37 anni. Lasciò l’eredità al suo servitore. Se ne andò così, in silenzio, sentendosi africano e dopo aver abbandonato la poesia. Soltanto la morfina che scorreva nelle vene ricordava il suo passato. Dietro si lasciò amori di tutti i sessi, episodi di violenza, esperienze con qualsiasi droga, lavoretti sporadici, commercio d’armi. Ma soprattutto moltissimi versi indimenticabili, provocatori, illuminanti e sorprendentemente mistici che non sarebbero mai più stati dimenticati. Lasciò anche moltissima voglia di ribellione e ispirò le vite e le opere di migliaia.

La vita è la farsa che dobbiamo recitare tutti.

Verlaine lo definì il suo amato “Angelo in esilio, Satana adolescente”. La storia lo consacrò come il più apprezzato dei Poètes maudits.

Author: Andrea Noseda

Perché la necessità di nascondersi, l'ansia di rifugiarsi dal mondo in una dimensione più profonda di noi stessi? Perché non accontentarsi di tutto ciò che ci circonda ma continuare perennemente a cercare? perché scegliere di esistere senza mai soddisfarsi? perché, banalizzando il tutto, non voler mai optare per una facile serenità? perché aveva ragione Lui: "La vita è altrove" e certe intuizioni non possono essere ignorate. Ecco come vivo e ecco perché scrivo!