E se di colpo sparissero tutti gli orologi? – Il valore di un minuto nel XXI secolo

Sterile meditazione domandarsi cosa sia il tempo, come usufruirne al meglio, fermarsi a riflettere sul valore di un’ora, ancor più quando Carpe diem si rivela essere la parola d’ordine del XXI secolo; cogli l’attimo, vivi alla giornata, non fermarti a riflettere sul valore di un minuto che scorre inesorabilmente lento o irrimediabilmente veloce a seconda che tu stia aspettando la metro con il cellulare scarico, lo sguardo fisso nel vuoto, oppure scorrendo la pagina di un social.

La cattiva notizia è che il tempo vola. La buona notizia è che sei il pilota (Michael Althsuler)

Siamo padroni del nostro tempo, il che significa poterne disporre in tutta autonomia, organizzarlo come meglio crediamo, essere liberi di scegliere con chi trascorrere quei minuti che mai torneranno indietro; non si creda però che ciò ci autorizzi a gettarlo via, sperperarlo senza cognizione di causa, despoti altezzosi di qualcosa che, seppur in nostro possesso, non ci siamo guadagnati da soli. Dal momento che, il tempo del quale disponiamo nel corso della nostra vita si configura come “dono” (benché non si creda in Dio si dovrà pur ammettere che non ce lo siamo dati da noi stessi, ma nell’attimo stesso in cui veniamo al mondo ci viene volontariamente concesso da un Alter), non sarebbe forse da insolenti credere che ci appartenga allo stesso modo di una macchina
acquistata di tasca nostra?

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Se si è disposti a considerare il tempo un dono e ad accoglierlo come tale, se ne converrà allora che dovremmo averne cura, se non addirittura rispetto, così come un regalo che, se riteniamo prezioso, difficilmente rilegheremo in un angolo, trascurandolo con indifferenza.
Se poi si fosse restii ad accogliere il tempo in questi termini, ne si voglia allora avere rispetto come ne si ha della vita, dal momento che l’esistenza di ciascuno di noi si riduce al tempo messoci a disposizione.

Sebbene il tempo, il nostro tempo, sia dunque la cosa più preziosa che abbiamo, nella società moderna esso viene totalmente sottovalutato, se ne fa uso improprio senza avere la benché minima consapevolezza del suo inestimabile valore. Amare il tempo, rispettarlo, significa andare lenti, sfogliare un libro anziché guardarne distrattamente la copertina perché si è di fretta, leggere una citazione, un verso noto e indagarne la fonte, scegliere di camminare per le città del mondo piuttosto che spostarsi in tram, per assaporarle al meglio, posare la macchina fotografica e perdersi un minuto osservando con i propri occhi quella piazza che abbiamo ritenuto meritevole di tanti scatti, amare le soste per godere del cammino fatto invece che aver fretta di raggiungere il traguardo; solo in tal modo saremo in grado di suscitare un pensiero involontario e non progettante, non il risultato dello scopo e della volontà, ma “il pensiero necessario, quello che viene su da solo, da un accordo tra mente e mondo” [cit. Franco Cassano, Il pensiero meridiano].

Mai prima d’ora abbiamo avuto così poco tempo per fare così tanto (Franklin Delano Roosevelt)

Non si creda però che gestire il tempo in modo improprio significhi non avere coscienza della sua fugacità: l’uomo moderno, l’homo currens, ognuno di noi, sa bene quanto sia effimero ogni momento, durevole solo quel tanto che basta perché sia possibile riconoscere che è appena passato, che non tornerà più indietro. E da questa consapevolezza deriva l’impazienza perenne che ha pervaso il nostro modus vivendi, le giornate scandite dalla lancetta di un orologio che corre impazzita mentre noi, dietro, cerchiamo di correrne più veloci. Correre, correre sempre, in ogni momento, battere il tempo, questa è diventata la sfida dell’uomo nel XXI secolo; vengono inventate piattaforme che ci permettono di rimanere in contatto perenne, facendoci però perder di vista, trasformando un’amicizia secolare in uno scambio di likes e commenti; ideate le carte di credito contactless, di modo che possiamo evitare di “perdere tempo” alla cassa del ristorante e schizzare da qualche altra parte, tornare a fossilizzarci dietro una scrivania, il cervello risucchiato da uno schermo; mezzi di trasporto sempre più veloci, incubati nei quali raggiungiamo la scuola, il lavoro, gli amici, e qualsiasi altro luogo che non debba richiedere la fatica di una salutare camminata, il volto accarezzato dalla luce del sole.

Innovazioni che testimoniano quanto ben sappiamo dunque quanto valgano i minuti della nostra vita, e corriamo, corriamo sempre e costantemente in modo da ottimizzare ogni secondo al massimo, ogni momento tradottosi poi in ore che passiamo incollati allo schermo di un telefono scorrendo la bacheca di Facebook o Instagram, postando foto su qualsiasi social al quale abbiamo accesso, cosicché gli altri possano sapere dove siamo, con chi, come trascorriamo il nostro tempo, quasi fosse più importante condividere un momento piuttosto che viverlo, esservici.

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Risparmiamo tempo prezioso per tradurlo spesso in svago inutile e distruttivo; “Time is what we want most, but what we use worst” (William Penn)

Voi occidentali, avete l’ora ma non avete mai il tempo (Gandhi)

Fintanto che continueremo presuntuosamente a identificare nell’homo currens il modello perfetto, ostinandoci a considerare gli uomini prodotti dalle altre culture stadi intermedi sulla via del raggiungimento di quest’ultimo, “sarà normale che i perdenti non accettino di stringere la mano a coloro che hanno imposto il gioco nel quale vincono sempre” [cit. Franco Cassano, Il pensiero meridiano]. Non dovrebbe in quest’ottica sorprenderci quindi, l’ostilità nonché l’ostinazione con la quale le neonate nazioni mediterranee volgono le spalle a questo mare, tutt’altro che disposte al dialogo e al confronto pacifico con coloro che assolutizzano la velocità, idealizzano un minuto a discapito del suo valore; ci sono attività, tradizioni antiche, usi secolari che hanno bisogno di disporre dell’ossigeno della durata, incapaci di ridursi ai valori occidentali, al fondamentalismo della corsa. Dobbiamo essere disposti ad accogliere il tempo come durevole, dilatato ed espanso, non rattrappito nel quadrante di un orologio; assaporare il mondo, farcene riempire, questo l’unico strumento di comprensione e accettazione del diverso, di colui che ci sembra tanto distante da ritenere spesso necessario l’intervento delle armi.

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Sappiamo sempre che ore sono, quanti minuti mancano a raggiungere quel luogo, quanti minuti occorrono per prepararmi e uscire, quanti minuti mancano alla fine di un appuntamento al bar, quante ore di studio restano ancora prima dell’esame, ma nonviviamo mai questi minuti, non godiamo mai del tempo nel suo lento scorrere, non perdiamo mai nemmeno un secondo a riflettere su quale sia il suo valore, se valga la pena corrergli appresso o se non sia invece meglio farsene attraversare, respirarlo a pieni polmoni.

Non si pensi però che il modo migliore di godere del tempo sia evadere la modernità, scongiurare il pericolo di farne un uso improprio sopprimendo la tecnologia, alienandosi dal mondo nel quale viviamo, che suda innovazione e progresso da ogni poro.
Significa guardare alle cose, farlo con l’interesse e la curiosità di un bambino ogni giorno, non ridurre la propria vita alle dipendenze di una lancetta che corre impazzita in direzione della prossima ora, vincere l’ipocondria del perder tempo che ci perseguita notte e giorno, fermarsi a pensare, riflettere, senza il timore che ciò riduca il tempo che ci resta per fare altro; rispettarlo questo tempo, abitarlo con poche cose di grande valore.

E se abolissero tutti gli orologi? Come spenderei allora quel minuto? Non sapendo che ore sono, quanto tempo ho ancora a disposizione prima di dover andare via, che valore attribuire a questo momento? Avere rispetto del tempo, essere disposti ad accoglierlo come un dono, non lasciare che si riduca al susseguirsi di ticchettii in un quadrante di vetro, viverlo coscientemente fino in fondo cogliendone il valore inestimabile sarebbe forse più facile, atteggiamento spontaneo, se solo riuscissimo a evaderne l’assolutizzazione.

Se il tempo fosse soltanto oro potresti anche permetterti di perderlo. Ma il tempo è vita, e tu non sai quanta te ne resta (San Josemaria Escrivà de Balaguer)

Gaia Bugamelli