Perché non ci basta mai?

La maggior parte dei mortali, Paolino, si lamenta della cattiveria della natura, perché questi spazi di tempo a noi dati, scorrono con tale velocità, con tale rapidità che, ad eccezione di pochissimi individui, la vita pianta in asso tutti gli altri proprio mentre si accingono a vivere.
(Seneca)

Così Seneca inizia il suo De brevitate vitae, trattato che, differentemente da come si pensa, non parla della brevità della vita, ma dell’insoddisfazione dell’uomo che non riesce ad accontentarsi del tempo a lui concesso e, credendosi eterno in un delirio di onnipotenza, spreca quello che ha a disposizione lamentandosi poi di non aver vissuto abbastanza. Una caratteristica molto marcata del genere umano è l’insaziabile cupidigia che spinge le persone a non essere mai appagate da quello che hanno, che sia una proprietà materiale, una proprietà fisica, una proprietà intellettuale o una proprietà concessagli dal mondo.
Nel caso specifico di Seneca parliamo del tempo concesso agli uomini, ma se volessimo generalizzare, perché nulla ci soddisfa a pieno?

Uno dei primi filosofi a dare vita verbalmente all’insoddisfazione è Aristotele che trae l’origine della filosofia dal gesto dell’uomo di alzare la testa e guardare il cielo stellato, facendone scaturire la meraviglia per il creato e la voglia di capire cosa ci fosse oltre il nostro mondo, ma soprattutto quale fosse il nostro ruolo. Parliamo di un desiderio che doveva e deve essere appagato, quindi, di tutto il sistema filosofico occidentale che vede nella ricerca per la conoscenza il fine ultimo del logos. Quello che Aristotele non aveva messo in conto è ci vorranno innumerevoli anni di storia e una corrente di pensiero così razionalistica da mettere in luce i limiti stessi della ragione, l’Illuminismo, per scoprire che la fame di conoscenza crea i suoi pro ed i suoi contro. Quando l’uomo si rende conto di essere finito e non infinito, viene lacerato il senso di armonia con l’universo ed il soggetto pensante capisce di poter comprendere una così piccola parte della realtà che inizia a diventare inquieto. Sono questi i momenti fondamentali della trasformazione della razza umana. L’uomo che ha bisogno di ristabilire il proprio dominio sul creato per non sentirsi più inadeguato, per sentirsi di nuovo un Dio e non più un ingranaggio.

La prima arte che devono imparare quelli che aspirano al potere è di essere capaci di sopportare l’odio. (Seneca)

Scegliamo di indagare in modo più approfondito l’umanità, intesa non come razza, ma come caratteristica del genere umano che trascende il tempo e lo spazio. Diventa innegabile affermare che l’uomo è animato da una irrefrenabile voglia di potere. Per essere più precisi, l’uomo cerca in tutti i modi di ottenere gli strumenti che gli facilitino il dominio sugli altri uomini. Questo perché un dominio assoluto concede anche una libertà di agire assoluta e tutte le comodità ad essa intrinseche. Accade però che nel continuo gioco della vita, l’essere pensante si trova anche a relazionarsi con altri esseri animati dalla stessa bramosia. Ecco che si crea l’equilibrio più precario della società, il conflitto tra individui che mirano allo stesso obbiettivo e diventano crudelmente spietati pur di ottenerlo. “Il potere logora chi non ce l’ha” diceva Andreotti e su questa affermazioni si possono ricostruire anni ed anni di storia e di successioni ai troni, si può facilmente spiegare il perché delle uccisioni fratricide ed il perché degli stermini di massa. Il discriminante della nostra equazione è sempre lo stesso, il potere. Gli uomini che si sentono dominati provano un senso di insoddisfazione che attiva il meccanismo della ricerca del benessere, questo però può solo essere alimentato dalla forza più pura, ma più oscura dello spirito, l’odio. E sì, così sembra che il mondo sia animato solamente dalla negatività, ma proviamo anche a prendere d’esempio quegli individui che ricercano il benessere nella conoscenza, i filosofi. Non sono anche essi assoggettati al potere? Non si succedono anche loro sfatando i sistemi filosofici dei loro predecessori e criticando le forme di pensiero immediatamente precedenti alle proprie? La ricerca della conoscenza finalizzata alla sola conoscenza è solamente un mito. Anche i filosofi sopperivano al senso di insoddisfazione cercando nuove strade di pensiero per dominare la natura circostante, agitati continuamente dalla loro ignoranza rispetto alle questioni strettamente legate allo spirito. E’ di Socrate il famoso “conosci te stesso”, quindi utilizza la conoscenza per avere il potere su te stesso, comprenditi per dominarti.

Chi diventa potente non può più amare.
(Jean Giono)

Ma perché chi diventa potente non può più amare? Il completo potere porta alla completa libertà, libertà di poter sempre scegliere ciò che si vuole, relazionata al potere significa ottenere sempre ciò che si vuole, quindi, in una relazione, un partner che detiene il completo controllo sull’altro, otterrebbe continuamente soddisfatti i suoi desideri. Ciò comporta la perdita di interesse, quindi noia, verso un dominio troppo facilmente ottenibile. Così gli amori finiscono e le coppie si sfaldano.

Tenendo a mente il ragionamento precedente, qualcuno si starà già domandando giustamente che ruolo gioca la relazione amorosa in discorso come questo. Consideriamo i percorsi mentali inconsci, provocati dall’amore in una relazione, esaminandoli in più casi.

1) La libertà del sesso
Quando si ha la possibilità di sfogare la propria libidine con una persona che sentiamo vicina, si crea l’effetto dell’illusione di dominio. Il sesso è da sempre il più potente afrodisiaco del potere perché, quella che ho prima chiamato, l’illusione del dominio agisce amplificando la nostra percezione della libertà. Quando si ha la forza di condizionare le emozioni di un altro essere umano si può reagire in due modi;
cercando di non ferire i suoi sentimenti, in quel caso saranno entrambi i partner ad esercitare il potere reciprocamente sotto forma di compromesso (tu non ferisci me così io non ferisco te) dando vita ad una relazione sana;
oppure si può provare un senso di possesso talmente forte, da aumentare la percezione della libertà personale (se posso condizionare così tanto una persona, posso farlo con tutti).
Venendosi a verificare una circostanza del secondo tipo, l’individuo si sentirà così meno legato alle regole della società poiché detiene almeno il controllo sulla sua vita di coppia e di conseguenza anche su qu quella personale.

2) La profonda conoscenza del partner
Conoscere il proprio partner dettagliatamente, come se fosse stato descritto in un romanzo di Italo Svevo, garantisce il completo controllo delle sue azioni e quindi una maggiore libertà di azione, in quanto si ha la possibilità di gestire le situazioni.

Sappiamo che mai nessuno prende il potere con l’intenzione di cederlo
(Seneca)

Anche nel caso di un amore corrisposto e definito “sano”, il rapporto tra potere, libertà e conoscenza la fa da padrone.

3) L’amore corrisposto e duraturo.
Se è vero che l’amore significa sapere di non poter mai possedere completamente il proprio partner, non è forse la lotta per la supremazia tra i due coniugi a rendere un legame stabile? La frase più celebre riferita alle relazioni è “in amore vince chi fugge, ma chi fugge non esercita forse un potere predominante sull’altro che è limitato dalla sua impossibilità di fuggire per il forte attaccamento? Il vero equilibrio in una coppia si instaura solo e solamente quando c’è la volontà di possesso da parte di entrambi i partner che sono consapevoli di non possedersi a vicenda. Questo crea anche una passionalità sessuale dovuta alla volontà di predominio nel rapporto e l’uomo, in questo specifico caso, dimostra tutte le sue affinità con la bestia. La voglia di predominare nella relazione si rifà al naturale istinto dell’uomo verso la libertà, come spiegato nei punti 1 e 2.

Abbiamo così evidenziato alcuni dei motivi principali per cui le relazioni finiscono e soprattutto, abbiamo creato una base solida per tutti i luoghi comuni che parlano dei rapporti di coppia. Dopo questo ampio ragionamento, resta solo un ultimo arduo compito da svolgere. Alla luce della scoperta, anzi riscoperta, della natura animale dell’umanità, per quale motivo, siamo sempre così insoddisfatti? L’uomo ricerca di ottenere il potere assoluto, la relazione amorosa può essere espansa ai massimi termini finendo per diventare relazione tra il singolo e tutti gli essere viventi. Proprio perché l’individuo ricerca il dominio per ottenere la libertà assoluta, tutte le creature e gli aspetti della vita ad egli interconnessi, diventano ingestibili, in quanto troppo numerosi e difficili da controllare. La stessa cosa vale per la conoscenza. Il sapere è diventato così vasto e così minuzioso che è praticamente impossibile incamerarlo tutto nella propria memoria, mentre le sfumature della personalità degli uomini sono così oscure che quasi si rendono invisibili. Secondo la Bibbia, l’uomo era soddisfatto quando si trovava nel giardino del Eden, aveva tutto e non esisteva il desiderio, ma il mefistofelico serpente decise di tentare quella creatura avvertendola di non possedere la libertà essendo condizionata da Dio, di non possedere una conoscenza appropriata non avendo mangiato la mela, e quindi di non possedere il potere assoluto.
Il mito ci insegna quanto la voglia degli uomini di dominare persino chi viene definito Dio possa essere devastante, così l’umanità brancola nell’inappagamento non ancora conscia di non poter controllare la vita, alla continua ricerca della trinità di realizzazione, conoscenza, libertà, potere.

di Marco Cutillo