Charlie Brown era davvero un idealista?

Anche chi non ha avuto modo di conoscere in profondità gli autori di cui tratterò potrebbe perfettamente intendere questo discorso che fa seguito, che parte dalle celebri vignette di Schulz per arrivare a delle considerazioni riferite a diverse filosofie contemporanee, in cui per forza di cose emergerà anche un mio personale punto di vista.

Quando il celebre vignettista dei Peanuts morì, il 12 febbraio del 2000, i quotidiani statunitensi non esitarono a definirlo un “grande americano”. L’affermazione era assolutamente condivisa dalla stragrande maggioranza dei lettori, americani e non, in quanto Schulz nelle sue vignette aveva espresso una sua personale ed innovativa visione del mondo facendo il punto e prendendo una posizione decisa nell’eterno dibattito che ancora oggi continua tra esistenzialismo (o più impropriamente “nichilismo”) e idealismo, tra la filosofia “della materia” e quella “dello spirito”, tra una visione del mondo pessimista e nullificante ed una ottimista e dotata di un senso. Schulz disegna le sue vignette nei 50 anni dopo la Seconda Guerra Mondiale, dove ormai il filosofo che osava idealizzare ancora dopo l’Olocausto era malvisto ed invitato ad andarsene dal dibattito, perché completamente fuori dalla realtà oggettiva. Così Schulz sceglie di astenersi dal dibattito filosofico, ed essendo un eccellente disegnatore, inizia a creare le celebri vignette, che partono dal basso, quasi con una consapevolezza di umiltà implicita. “Noccioline” ovvero “cose di poco peso”, è la traduzione letterale del nome che le identifica, “Peanuts”, appunto. Le tematiche affrontate ruotano intorno all’età infantile, o, meglio, quella pre-adolescenziale. Con i primi innamoramenti, i primi desideri, le prime ambizioni.

Chi si ricorda in sintesi la filosofia di Hegel studiata alle superiori spero non provi un senso di profondo spavento se mi richiamo a lui, è solo un concetto basilare del suo pensiero a cui mi interessa far riferimento, ovvero quello di “tesi”. Nella filosofia hegeliana, la tesi non è altro che una visione normativa, è ciò che le cose dovrebbero essere perché ciascuno di noi stia bene e si senta realizzato nel mondo. E’ più che un punto di partenza, è quell’istanza, direi psicologica, senza la quale non avrebbe senso agire. E’ un primo, primissimo, momento, in cui viene percepita la vita nella sua dimensione “normativa” (pur non essendoci concretamente) con la fantasia, col desiderio. Nei Peanuts tutti i bambini pensano e agiscono in termini normativi, ciascuno con un proprio obiettivo, spesso diverso o addirittura contrario a quello dell’altro. Contrario, specie se tocca la sfera dei sentimenti. Sono una valanga, gli innamoramenti non corrisposti nelle strisce schulziane. Il più eclatante è quello di Charlie Brown verso la celeberrima “ragazzina dai capelli rossi”, che non compare praticamente mai in tutta l’opera. Una forma estrema di amore idealizzato, direi “platonico”: in una vignetta addirittura il cane-scrittore Snoopy comunica a Charlie che la sua amata si sta trasferendo e lui reagisce dicendo che “tanto, non le avevo neanche mai detto ciao”. Ma l’esempio di Charlie Brown (la creazione della vignetta è probabilmente ispirata ad una triste vicenda sentimentale della vita del vignettista) è un esempio estremo. Non penso sia quello il punto centrale della vignetta, anche perché ci sarebbe poco da discutere. Quello di Charlie Brown non è idealismo, o meglio, è una forma di idealismo “pura”, e in quanto tale è completamente slegata dalla realtà. In un lungo mio commento ad un articolo di politica scritto da Matteo, “Alea iacta est”, anticipavo parzialmente quel che sto per dire. Siamo tutti d’accordo che non abbia senso e sia autolesionista credere che le cose debbano migliorare spontaneamente e ci sia dovuto il meglio dalla vita, per il semplice fatto che siamo nati senza aver dato il nostro consenso alle condizioni di partenza. Questa è la visione puramente ingenua e infantile delle cose. Ma Schulz sposta il piano dall’anti-eroe Charlie Brown agli altri personaggi e agli altri amori non corrisposti. In un’altra vignetta c’è un dialogo tra un’amica di Charlie e un suo compagno di banco. Lei è innamorata di lui, il quale reagisce dicendo che non si metterebbe assieme a lei a meno che fosse l’ultima ragazza rimasta sulla faccia della terra. Lei reagisce gridando “Speranza!”. Ma quella che sembra una semplice battuta per farci ridere, nasconde dietro un significato filosofico, ma anche sociologico e storico profondo.

E’ chiaro che l’amore della ragazza non verrebbe con ogni probabilità ricambiato, e anche qui il senso idealistico parrebbe vano, ma resta questo dato oggettivo: la frase lascia comunque uno spiraglio infinitesimale, per lei che non vuole desistere. Questo spiraglio apre una via di fuga, una via di senso (che chi mastica filosofia intenderà essere assai ispirata alla fenomenologia husserliana). Un senso che tende all’auto-miglioramento e ad una sempre maggiore auto-consapevolezza fissando un obbiettivo ideale, che non verrà probabilmente mai raggiunto, ma che anima le cose stesse e provoca altri miglioramenti che vengono spontanei. La metafora dell’amore non corrisposto identifica probabilmente il senso della vita umana. E’ un dato empirico condiviso che l’umanità abbia avuto nella sua storia un pressoché costante miglioramento del benessere materiale che vede, pur con incredibili ricadute sul piano etico (si può dire che l’Ottocento parrebbe un secolo tranquillo, almeno per la popolazione civile, se paragonato a quello successivo), un’espressione tendenzialmente sempre più completa delle possibilità esistenti che soddisfino i propri bisogni, e anche desideri. Vito Mancuso, fenomenologo contemporaneo, un incredibile esempio di teologo “ateo” nel senso tradizionale, dice che secondo lui la spiritualità e l’anima delle cose sono qualcosa che partono dal basso, non dall’alto (idealismo tradizionale). Parte dal basso – per Mancuso – dalla materia. Parte anche dalla nietzschiana volontà di potenza (o di dominio). Con la consapevolezza non potrà mai essere raggiunta, e che tuttavia essa ci anima. Questa consapevolezza implica però il rispetto del prossimo.

In un’altra vignetta, infatti, Snoopy osserva un fiocco di neve e se ne innamora. Il fiocco di neve finisce per mischiarsi con la distesa nevosa. Una probabile chiave di lettura è l’identificazione del fiocco di neve nell’individualità, nell’”Io”. Se noi non ci innamoriamo anche della collettività, del “Noi”, nascosta dietro alla distesa di neve sopra la strada, il nostro innamoramento sarà fine a sé stesso e anche auto-lesivo. Quindi il messaggio è anche quello di riuscire a saper vedere al di là di noi stessi, gli altri. Dal mio punto di vista, non posso che ammirare il messaggio profondo dei Peanuts, rielaborato molto più nei dettagli da linee di pensiero recenti che vedono in filosofi come Fusaro, Galimberti, Vattimo e anche il professor Franzini, docente di un corso di Estetica da me seguito e molto apprezzato, almeno per quanto riguarda l’Italia, dei decisi esponenti. A dir la verità mi rimane qualche piccolo dubbio a proposito, ma ogni giorno mi preme “smontare” questi dubbi sempre di più, portarli a una critica sempre più decisa per il mio bene. E non solo. Comunque, per un po’ mi dedicherò piuttosto a capire come non bere acqua facendo il dorso in piscina. Sapete, alla lunga pensare in astratto stanca, e chi mi conosce potrà intuire che se arrivo a dirlo io…