La verginità emotiva

La parola verginità viene di norma associata alla sessualità, ma non è l’unica sfera concettuale che essa abbraccia. Il giorno in cui ho perso la verginità nella mia mente nascevano e morivano pensieri tutt’altro che connessi all’erotismo, o meglio, forse collegati solo indirettamente ad esso. La mia verginità indica anche uno stato di interezza, o meglio di purezza che è andato in frantumi a causa delle circostanze, determinando la perdita dell’incredibile forza proveniente dalla fiducia nel costante rinnovamento del domani. E’ una prerogativa dei giovani riuscire a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, ma quando poi gli eventi ti costringono a piegarti, tu, fanciullo inesperto che crede di poter sempre stabilire l’ordine degli avvenimenti, sei costretto ad inginocchiarti difronte alle casualità ed ai cambiamenti. Ovviamente, il nostro status di innocenza non ci abbandona spontaneamente, ma ci lascia quando si manifesta una situazione tragico-drammatica che crea i presupposti per una profonda sofferenza. La mia qual è? La fine del primo amore. Certo, a conti fatti riesco a comprende quanto fosse superabile un’esperienza del genere, ma in quel momento sembrava che il mondo potesse crollarmi sulle spalle. Quel giorno non solo ho perso la verginità, ma sono anche venuto al mondo una seconda volta acquisendo una consapevolezza nuova. Per quanto io lo voglia, il controllo degli eventi non è in mio potere. Diciamoci la verità, chiunque da giovane ha creduto di essere il centro di un piccolo universo, ma dopo aver provato un grande dolore che lo ha brutalmente spaccato internamente, si è reso conto di essere una minuscola gocciolina in un mare di gente. Il giorno in cui ho perso la verginità è stato lo stesso giorno in cui mi sono reso conto della mia grande ingenuità e sono cresciuto. Mi sembrava che le prime rughe fossero spuntate sul volto e che una ciocca di capelli fosse improvvisamente sbiancata, desideravo sparire dalla nuova realtà che mi si parava innanzi, senza riuscire a trovare la via d’uscita. Quanto può essere difficile accettare un cambiamento quando non si è cambiati, lo sa solo chi ha provato un’esperienza del genere e, sommariamente, tutti dovrebbero avere nel proprio bagaglio culturale, un frammento di vissuto contenete questa situazione. La perdita della verginità determina il passaggio dall’ovattato ambiente delle sicurezze sulle quali adagiamo le nostre menti, al mondo delle insicurezze alimentate dalle maggiori relazioni con gli altri, dalla coscienza dell’incomprensione e da una maggiore sensibilità conquistata. Per fare un paragone con il sesso, possiamo appellarci alla concezione religiosa della verginità. La castità pre-coniugale veniva considerata come uno degli atti di maggiore spicco in una donna, poiché essa dimostrava di non essersi macchiata con il sudicio vizio della lussuria, oggi possiamo stabilire un parallelismo culturale dicendo che la verginità psichica va tutelata anche solo in parte, per far sì che gli uomini non coltivino un vizio di gran lunga peggiore, quello della vendetta. Sfortunatamente è impossibile conservarla in un primo momento, ma recuperarla in seguito diventa quasi obbligatorio.

Il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche scrive nel libro “Al di là del bene e del male” il frammento n°159 che recita così :<<Bisogna sempre ricambiare, sia il bene sia il male: ma perché proprio alla persona che ci ha fatto del bene o del male?>>

Nel periodo della fanciullezza siamo spensierati e non conosciamo affatto gli insidiosi meccanismi che regolano il mondo, infatti, in generale, i bambini difficilmente reagiscono ad un’offesa con un’altra offesa. Questo succede perché chi offende non ha la consapevolezza di fare del male, mentre chi è offeso non capisce il motivo di quel gesto e, solitamente, esplode in un sonoro pianto, strabuzzando gli occhi dall’incredulità. Ciò non nega la possibilità di trovarsi di fronte a bambini che sono stati mutilati inavvertitamente della loro verginità dai genitori. Essi però, non riconoscendo la loro mancanza, devono prima essere educati a sviluppare un certo tipo di sensibilità per poi rendersi conto della fase successiva. Durante la fase di crescita, che può essere legata allo sviluppo anagrafico o alla crescita personale, le persone entrano in contatto con nuovi tipi di emozioni che sembravano una prerogativa altrui, emozioni così nuove che si credeva non potessero toccarci, così quando la totalità delle esperienze confluisce in un evento mai vissuto prima di allora, che testa il nostro limite di sopportazione, la vita si fonde con la tragedia ed quello il momento in cui si perda la verginità e si inizia ad essere diffidenti. Per questo rispettiamo gli altri solo nella misura nella quale essi rispettano noi, e restituiamo bene o male, a seconda dei casi. Perdere la verginità è un’esperienza necessaria per capire la società, ma riacquisirla è necessario per tornare ad emozionarsi in prima persona. Come ogni uomo o donna su questa terra, dopo aver esaudito per la prima volta la richiesta di Eros, perde di vista il sublime piacere che si prova nella trepidante attesa e poi lo cerca, lo insegue e lo implora, così le maschere viventi dovrebbero recuperare la propria fiducia nella curiosità, senza dare per scontato nessuno degli eventi di quest’esistenza passeggera. Mostrarsi ancora innocenti nei confronti del mondo genera sempre ilarità negli adulti e a volte, anche invidia. Quando mi sono reso conto che la morte è una prerogativa della vita e che senza di essa io non avrei potuto riconquistare il patrimonio di emozioni, sensazioni ed insegnamenti che mio nonno mi aveva lasciato in eredità, ho capito che avrei lottato per tornare vergine a qualunque costo.

Il giorno in cui ho perso la verginità ho capito che mio nonno, quello malato, sarebbe morto sul serio.

Fatte le debite premesse, abbiamo cercato di indirizzare il lettore verso il ritorno allo stato primordiale dei sentimenti, quando ancora non sono sbocciati per evolversi, e abbiamo chiamato questo momento “verginità emotiva”. Fare un passo indietro, però, non significa dimenticare le nuove esperienze scaturite da una visione più critica della vita, tutto ciò sarebbe da pazzi, ma innamorarsi ancora dell’amore come si faceva prima di essere delusi, perché solo garantendo alla persona che ci troviamo di fronte una vasta fiducia, ella sarà in grado di elevarsi a sua volta allo stesso sentimento. Ovviamente, non è detto che lo faccia, è una questione di possibilità. Scegliamo comunque di non parlare di un sentimento complesso come l’amore perché, in questo caso specifico, le possibilità di essere ricambiati in modo genuino sono davvero molto basse e, non a caso, si ha difficoltà a cercare il partner che noi identifichiamo come la “persona giusta”. Prima di tutto dobbiamo abbattere uno dei più grandi pregiudizi che restringono la sfera concettuale legata alla verginità emotiva. Essere emotivamente vergini non è consentito solo ai giovani, si può raggiungere questo tipo di stato anche quando si è avanti con l’età, è un modo di rapportarsi alla vita, non un canone fisso. Così, come Dante aveva deciso di utilizzare il fiume Eunoè per purificarsi, noi adottiamo come tattica la presa di coscienza della fondamentale incoscienza. Richiamare alla mente le esperienze già vissute per non commettere due volte lo stesso errore è un processo tanto importante quanto rischioso. Anche se le circostanze sono simili e le premesse sembrano quelle di una storia già vissuta, per l’incredibile imprevedibilità dell’uomo, donatagli dalla sua qualità fondamentale, l’umanità, gli eventi non sono mai uguali tra di loro. Si possono stabilire delle similitudini, dei parallelismi, ma delle uguaglianze concrete sono difficili da scovare. Questo significa che spesso i presupposti che creiamo nella nostra mente sono fasulli e riduttivi perché, purtroppo, continuiamo ad accettare delle certezze menzognere piuttosto che il brivido dell’incertezza.
Optiamo per far valere la nostra facoltà di controllo, ma essendo essa nulla, la riusciamo ad utilizzare solo in un mondo costruito dalle nostre fantasie. Fantasie ovviamente che non sono visioni o totali invenzione, ma che possono dimostrarsi fatti reali leggermente modificati dalla nostra psiche, però contraffatti quanto basta per indurci in errore. Esiste, poi, un’altra tipologia di metodo per affrontare i colpi del caso, una sbronza totale della vita che te la fa apprezzare in ogni suo aspetto. L’amore per la contraddizione e la continua esperienza del vivere. Smettere di essere condizionati dal passato per vivere il presente e costruirsi un futuro passo dopo passo, senza mai farsi distruggere completamente dalle sventure. Si vive in estasi non contemplativa, ma attivissima accogliendo, quando necessario, l’incoscienza come strumento di indagine che ci permette di annientare per un secondo i nostri pregiudizi e rilega insieme i frammetti dei sentimenti ormai infranti, ricomponendo lo stato inziale della verginità emotiva. Per quanto possa sembrare assurda una considerazione del genere, noi uomini siamo ebbri della vita solo quando non la conosciamo abbastanza. Non a caso l’età decretata da tutti “la migliore” è quella della spensieratezza giovanile, dove si è incoscienti perché non si conosce il domani e si spera che sia pieno di gioie. Ma anche tra i mille affanni che popolano l’esistenza, tra le mille preoccupazioni che sono parte integrante degli uomini, tornare vergini non è impossibile.

Basterebbe assicurarsi di ascoltare, e non sentire, sempre della buona musica e non smettere mai di leggere poesie.

 

Marco Cutillo