La giustizia dei bambini

 

Da qualche settimana intellettuali, giuristi ed esponenti del garantismo progressista sollevano dubbi ed incertezze in merito ad una proposta circa la chiusura dei Tribunali dei Minori giustificata, dicono i pochi sostenitori, da esigenze di risparmio sulla spesa pubblica.

Dalle pagine de L’Espresso (n. 10, 05 marzo ’17) parte la campagna “Adesso salviamo il tribunale dei minori” sostenuta dalla redazione del settimanale che dagli anni Settanta, oltre ad occupare una prestigiosa posizione nel giornalismo d’inchiesta politica, culturale ed economica, sostiene e promuove battaglie per l’affermazione dei diritti civili in Italia. Nell’inchiesta pubblicata dal giornale si manifestano tutte le preoccupazioni per una decisione così delicata ed azzardata. Il Presidente del Tribunale minorile di Bologna, Giuseppe Spadaro sottolinea che sarebbe persino ingiustificata nel merito la soppressione di tali istituzioni; non a caso il dossier “Giustizia minorile in Italia” curato dal sottosegretario alla Giustizia Maria Ferri evince come il sistema italiano di giustizia minorile sia considerato uno dei più avanzati al mondo. Spadaro, che ha fatto la gavetta nella sua terra calabra rischiando la propria vita quando era il capo della sezione penale del Tribunale di Lamezia Terme, proprio perché i minori li allontanava dalla malavita, non è contrario ad un disegno riformatore del sistema: vorrebbe potenziarlo!

Oggi l’organizzazione della Giustizia minorile italiana prevede un sistema complesso di esperti di diritto, psicologi ed assistenti sociali. Le sanzioni e le pene vengono scontate in istituti ad hoc, il fine rieducativo è l’unica cosa che conta. Restituire alla società un cittadino migliore, responsabile e cambiato è la missione principale degli operatori di giustizia minorile. Spadaro proporrebbe di affiancare a questo sistema altri organismi in grado di farsi carico di decisioni non per forza penali che comunque incidono nella vita del minore, per esempio in materia di affidamento a fronte di separazione coniugale. Con l’aggiunta di qualche magistrato in più, i tribunali dei minorenni potrebbero diventare un grande Tribunale per la famiglia. Il magistrato calabrese sostiene che niente impedirebbe la creazione di organismi così avanzati ed efficenti, ci si occuperebbe molto di più dei diritti dei figli piuttosto che di quelli degli adulti, che talvolta ne abusano. Insomma una Giustizia a misura di bimbo. Del resto è noto come le vicende tristi e tragiche dei babycriminali nascano soprattutto da una scarsa attenzione o da una totale assenza della figura genitoriale, un problema molto più delicato ed intimo di quelli del deficit di bilancio dello Stato, in nome del quale si autorizzano i tagli al welfare pubblico. I Giudici dei minori nelle aule dei propri Tribunali hanno a che fare sicuramente con la giustizia ma soprattutto con una dimensione difficilmente definibile di un disagio generazionale spesso dovuto a scorrette abitudini comunicative tra mondo dei ‘grandi’ ed universo dei ‘piccoli’. I casi di cronaca nera che il circo mediatico di giornali e tivvù ha reso pubblici per ragioni di audience sono quasi tutti riconducibile a quanto appena descritto. I rischi legati alla cancellazione di un sistema creato appositamente per i più piccoli, come suggerisce L’Espresso, sono enormi. Si eliminerebbe, oltre che i tribunali, un intero bagaglio culturale che da anni i giuristi italiani hanno faticosamente costruito ed arricchito di contenuti nuovi ed avanzati. Perderemmo fior fiori di ricerche, di riflessioni sull’eta più complesse da comprendere ed affrontare dell’uomo: l’infanzia e l’adolescenza. Proprio adesso, nel momento più sbagliato, mentre l’Unione Europea è finalmente decisa a rafforzare il proprio indirizzo politico sui diritti dei minori recentemente consolidato nella Direttiva appena approvata sulle garanzie per i minori.

Ecco, proprio per queste ragioni il ministero della giustizia è stato colpevolmente miope. Giovanni Tizian, autore dell’inchiesta più volte citata, riassume con queste poche parole il prezioso lavoro della giustizia minorile: “Tribunali (…) dove la priorità delle toghe è ascoltare e comprendere la sofferenza. Dove ai ragazzi che hanno commesso un crimine viene offerta una seconda possibilità.” Il vero crimine sarebbe rischiare di contaminare la seconda possibilità di cittadini che hanno sbagliato da piccoli con quella di alcuni criminali di professione che durante l’esecuzione della loro pena irrigidiscono le loro posizioni criminali nelle case circondariali, facendo proseliti di deboli pronti a tutto pur di riscattarsi nel mondo della mala fuori la cella. Qualche mese fa in una lettera aperta pubblicata sulle pagine di Repubblica, dei boss di ‘ndragheta pregavano il Giudice di Reggio Calabria Roberto di Bella di allontare da quei posti contaminati dalla delinquenza i propri figli. Qualche giorno dopo sulle stesse pagine una ragazza figlia di ‘ndraghetista, allontanata anni fa dalla locride, ringraziava il Giudice per averle regalato, anche se con qualche difficoltà in più, una nuova vita implorando di farlo anche con gli altri bambini. La sanzione sociale che i veri delinquenti affidano ai minori che si rifiutano di eseguire gli ordini dei capibastone è molto peggio di un allontamento preventivo dalla propria terra. Sarebbero questi i rischi per i minori se lo stesso Giudice dei boss giudicasse le loro colpevoli ragazzate. Il risultato sarebbe la fine della rieducazione, la fine della Giustizia dei bambini.