Irresponsabili, i matti siamo noi

Conoscete la legge 81 del 2014? Ecco, proprio questo testo normativo sanciva l’ennesima scadenza disattesa dalla politica italiana. E non provate a dire che adesso ogni denuncia è populismo, si tratta di preservare e tutelare la salute fisica e mentale, quindi la vita, degli ultimi, dei dimenticati e di chi non ce la fa.

Per capirci la Legge 81 prevedeva la definitiva chiusura degli OPG (ospedali psichiatrici giudiziari) in data 31 marzo 2015 e la loro sostituzione con le REMS (residenze per l’esecuzione misure di sicurezza sanitaria) obbligate per legge ad ospitare gli autori di reato malati di mente, prosciolti perché incapaci di intendere e di volere. Ad oggi abbiamo più di qualche problema.

Il 17 marzo 2017 il Governo Gentiloni ha posto la fiducia sul ddl Giustizia, l’art 12 comma 3 lett. d apre le porte delle REMS non solo a quei “soggetti per i quali sia stato accertato in via definitiva lo stato di infermità al momento della commissione del fatto, ma anche a tutti coloro per i quali l’infermità di mente sia sopravvenuta durante l’esecuzione della pena, degli imputati sottoposti a misure di sicurezza provvisorie e a tutti coloro per i quali occorra accertare le relative condizioni psichiche, qualora le sezioni degli istituti penitenziari alle quali sono destinati non siano idonee a garantire i trattamenti terapeutico-riabilitativi.” Significherebbe un balzo indietro di almeno 20 anni, oltre che una scorciatoia per chi fino ad oggi non ha fatto tutto il possibile (colpevolmente) per garantire le cure ai detenuti. Impensabile la soluzione di rinviare tutti coloro che hanno, o si presume abbiano, problemi di disagio mentale nelle REMS e quindi in strutture dedicate solo ai malati di mente, con il rischio inequivocabile di riprodurre la logica manicomiale del “doppio binario”. Hanno già espresso tutta la preoccupazione le sigle sindacali, alcuni gruppi parlamentari e il mondo delle associazioni. In riferimento a questo passaggio parlamentare il comitato stopOPG in un comunicato dello stesso giorno fa notare che semmai si dovrebbero potenziare le misure alternative alla detenzione.

La triste realtà è che le REMS rischiano di diventare i nuovi Opg, solo poche regioni hanno ad oggi delle strutture operative e a norma. Regione Lombardia ha deciso addirittura che il problema REMS non riguardasse il proprio territorio, quindi ha semplicemente cambiato il nome dell’ex Opg regionale in REMS senza adeguarne la struttura. C’è poi il caso della Regione Umbria che nonostante la propria efficienza in materia di sanità mentale ha scelto di non avere una propria REMS ma di appoggiarsi alla Toscana, ignorando il fondamentale principio della territorialità che il progetto rieducativo prevede in prospettiva di reinserimento sociale del paziente. Dopo la recente chiusura dell’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto nel messinese, il Commissario unico del Governo per il definitivo superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari ed il completamento delle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza Franco Corleone scrive: “Sono tante le questioni aperte nel funzionamento delle trenta Rems aperte e funzionanti: le dimensioni, che vanno dalle due unità del Friuli Venezia Giulia ai 120 ospiti di Castiglione delle Stiviere; le problematiche dei soggetti senza fissa dimora, italiani e stranieri; le condizioni di vita delle donne non sempre rispettose del genere; la lista d’attesa a macchia di leopardo tra le diverse regioni; l’architettura delle strutture provvisorie e soprattutto di quelle definitive.”

La legge del 2014 ha rivoluzionato la tradizione giuridica italiana, ha cancellato gli ergastoli bianchi e dunque ha definitivamente sancito impossibilità per detenuti ed internati di restare in cella per sempre.
Avrebbe dovuto ribaltare l’idea di rieducazione privilegiando misure non detentive disposte dal giudice sulla scorta di progetti di cura del servizio pubblico sanitario nazionale ed incentivare la nascita di centri con requisiti prevalentemente terapeutici. Invece ha continuato a prevalere la vecchia idea di cura imposta tipica degli Opg, nonostante il lavoro degli operatori sanitari, fortemente motivati, i mezzi a loro disposizione sono precari e i margini di manovra quasi inesistenti. Occorre sempre aspettare il “via libera” del Giudice competente che la maggior parte delle volte è oberato di altro lavoro che ha “la precedenza”, per cui i tempi della riabilitazione si allungano. La magistratura è poi molto rigida anche nel concedere le attività esterne, indispensabili per la riabilitazione sociale. Interpretare le REMS come luogo di parcheggio è pericoloso, 4 “ospiti” su 10 non sono malati di mente. Il rischio è quello di fare seriamente del male alla salute mentale già precaria di pazienti comunque recuperabili. In alcune residenze capita di ospitare piccoli spacciatori e malati di mente negli stessi spazi, pericoloso per il recupero di entrambi. Tutto lascia pensare ad un sistema che tradisce le intenzioni con le quali nasce. In alcune residenze del Lazio, secondo quando scritto dal Corriere della Sera, gli operatori utilizzano i propri mezzi per la partecipazione a progetti riabilitativi dei pazienti per far fronte alla mancanza di quelli che dovrebbero essere dati in dotazione. I ritardi si possono notare anche nelle strutture che ospitano REMS, mostrano infatti le stesse caratteristiche dei vecchi OPG. Sono presenti pesantissimi dispositivi di sicurezza ben visibili dagli ospiti: ingresso vigilato, metal detector, obbligo di consegna di telefonini, documenti, borse ed effetti personali, inoltre le porte delle stanze hanno oblò per guardare l’interno, le camere da letto spoglie, finestre con le sbarre e telecamere ovunque.

La Legge 81 ha bisogno del sostegno di tutti, politici, giudici, avvocati, medici, assistenti sociali e studenti affinché la limitazione della libertà personale, soprattutto in questi casi, e in generale per qualsiasi ragione avvenga, si svolga sempre e ad ogni costo nel rispetto della legge e della dignità della persona. O altrimenti saremo condannati all’abbrutimento.