La città di tutti – Periferie

Un quartiere nasce e si sviluppa nel momento in cui i suoi abitanti hanno piena possibilità di esprimersi e, di conseguenza, di conoscersi e interagire in maniera pro-attiva. Ogni quartiere deve poter essere da un lato autonomo nella propria gestione del capitale umano e lavorativo, dall’altro è importante che sia facilmente raggiungibile, attrezzato e ben collegato con il resto della città.

Il Comune di Milano sta investendo parecchio non soltanto nello sviluppo sociale e ambientale dei quartieri centrali, ma sta anche favorendo il recupero di immobili abbandonati o in decadenza che, tramite l’intervento di attività private e associazioni, ritrovano vita e nel farlo portano tante idee, culture e persone lontano dalle vie dello shopping. È ormai celebratissimo il Mare Culturale Urbano,  “un luogo che non c’era, un bene di tutte e tutti, un posto dove stare e tornare, un elemento in continuo movimento e in continua rigenerazione, senza barriere”, situato in un’antica cascina in via Novara interamente ristrutturata  grazie agli sforzi di tre giovani professionisti animati dall’ambizione di creare qualcosa che non c’è. Qui la programmazione artistica fittissima, il bar e le due sale prova sono da subito diventate punto di incontro per gli abitanti del quartiere (e non). La prossima apertura dell’ex area dismessa in via Novara 75 arricchirà poi il quartiere di cinema, sale teatri e per concerti e aree coworking. Un’altra zona simbolo del cambiamento culturale di Milano è via Padova, dove il processo di integrazione tra le tante comunità che popolano la zona è stato negli ultimi mesi al centro di speculazioni mediatiche e sciacallaggio politico. Tuttavia due tra le più grandi zone artistiche della città si stanno sviluppando proprio in questa zona: NoLo (North of Loreto – http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/02/03/foto/nolo_milano_creativi-157519032/1/?ref=search#1) e SoS (South of Sesto – http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_gennaio_14/dopo-nolo-arriva-sos-south-of-sesto-zona-giovani-creativi-77fa80c4-d9c2-11e6-9668-96e09f069892.shtml). Anche in questo caso la maggior parte degli spazi vengono recuperati da immobili caduti in disuso, sfruttando l’intraprendenza di giovani artisti e bottegai che possono sviluppare le loro attività e, allo stesso tempo, ravvivare quartieri periferici facilitando l’integrazione. Lo stesso vale per la Cascina Cuccagna, che riqualifica un vecchio casolare in via Muratori, e per il fermento di Santeria Social Club che anima la circonvallazione esterna.

C’è poi soprattutto il progetto degli scali ferroviari, la grande speranza di tutti; un progetto che potrebbe radicalmente cambiare il volto della città, regalando un polmone (circolare) verde ad un’area che ha un enorme bisogno di respirare. Si tratterebbe infatti della riqualificazione di cinque ex-aree ferroviarie attualmente dismesse lungo tutta la circonvallazione esterna per le quali sono stati presentati all’ultimo Salone del Mobile dei progetti di riempimento. Tuttavia, sul progetto ci sono ancora tante ombre e incertezze, con il rischio che si trasformi in incubo qualora si rivelasse la classica “colata di cemento”: non ci resta che attendere.

Arriviamo alle questioni spinose. Accanto al progetto degli scali ferroviari ci sono altri grandi e piccoli movimenti che rischiano di minare il quadro così splendente finora tracciato: lo sfratto di due centri sociali simbolo in città, quali Macao e Leoncavallo, e il trasferimento delle facoltà scientifiche dell’Università Statale dallo storico quartiere Città Studi negli spazi abbandonati dell’Expo. Per quanto riguarda Macao e Leoncavallo, come ad ogni avvicendamento di giunta comunale i proprietari degli immobili si fanno sotto con richieste di sfratto, legalmente ineccepibili, ma contro le quali migliaia di cittadini si oppongono, sottolineando l’importanza di questi luoghi per il tessuto urbano e sociale di tutta la città. Cosa ce ne faremmo di un’ex macelleria ed un’ex stamperia abbandonate? Macao e Leoncavallo propongono attività artistiche, corsi, laboratori, “vogliono dimostrare come si possa immaginare e costruire una capacità cooperante di fare arte, cultura e ricerca”. Il dialogo tra proprietari, comune e collettivi va avanti tra incertezze e proposte innovative (vedi qui: https://www.internazionale.it/reportage/giorgio-fontana/2017/06/05/macao-milano-occupazioni).

Un’altra questione, che non sta godendo della dovuta importanza, è il dibattito che si è acceso intorno al trasferimento delle facoltà’ scientifiche dell’Università Statale, più grande polo universitario di Milano (23000 persone tra studenti, professori e personale), da Città Studi a Rho Fiera; a questo va aggiunto lo spostamento dell’Istituto dei Tumori a Sesto San Giovanni. Sulla base di quanto detto finora, tale operazione dovrebbe essere vista positivamente, perché la città si allarga e zone periferiche e del tutto desolate, come Rho, potranno essere integrate. Tuttavia questo trasferimento “non s’ha da fare, né domani, né mai”. Pensando a quale genere di istituzione possa creare un flusso di persone, attività e, soprattutto, vita, lo sviluppo che un’università porta nella zona dove si situa è unico nel suo genere: studenti, ma dove stanno gli studenti? Al parco, e allora ecco che spunta la meravigliosa Piazza Leonardo, o negli anfratti reconditi degli edifici dell’Università, i cui edifici diventeranno a breve beni del FAI; magari gli studenti decidono di farsi un giro all’Orto Botanico di via Golgi appena prima di prendersi una birra al Birrificio di Lambrate. Un’intera aerea, che da via Pascoli comprende i quartieri di Città Studi, Piola e Ortica rischia di essere completamente snaturata e, vivendo interamente con e per gli studenti, abbandonata. Contro questo atto di forza i cittadini del quartiere stanno organizzando manifestazioni e comizi, mentre la pagina Facebook “Salviamo Città Studi” raccoglie migliaia di adesioni.

Progetti alternativi? Se ne parla (Politecnico o Bicocca), ma l’area è gigantesca e gli edifici avrebbero bisogno di manutenzione per il quale il Comune non sembra trovare fondi, mentre i privati latitano. Dall’altra parte invece si corre, l’Università Statale i fondi li ha e ha anche i permessi per procedere allo spostamento, portando con sè migliaia di studenti che si troveranno a studiare tra gli svincoli autostradali della Milano-Torino, in una zona industriale semideserta dove le attività commerciali e culturali di cui i giovani hanno bisogno cresceranno soltanto anni dopo che l’Università sarà operativa. Il tutto in un’area dove il Comune non è stato in grado di trovare soluzioni alternative, necessarie per pagare i debiti (http://www.lastampa.it/2017/04/01/edizioni/milano/citt-studi-studenti-cittadini-e-una-parte-della-statale-dicono-no-al-trasferimento-a-expo-2zErfHBgx4eKg1J7LuYZDN/pagina.html).