Non spegnerete LUMe

A guardare indietro oggi dal vicolo Santa Caterina di Milano l’otto Aprile 2015 e tutte le speranze che quella giornata aveva portato con sè sembrano proprio lontani. Non tanto perché sono passati due anni, il tempo da solo spesso non basta ad allontanare i ricordi, bensì perché tutto adesso pare diverso. O meglio, l’irruzione della polizia di questa mattina ha cambiato i nostri umori e le nostre prospettive e questo è bastato per far sì che il mondo intero adesso sia per noi un posto meno bello.

 

Questo paiono dire gli occhi tristi e arrabbiati di Valeria, una delle tante ragazze e ragazzi che si occupavano della gestione di LUMe, un centro sociale, ma anche e soprattutto culturale e ricreativo che fino a questa mattina si poteva trovare nel cuore di Milano, in quel meraviglioso vicolo che collega Corso di Porta Romana e l’Università Statale. Il nome Centro Sociale e l’idea dell’occupazione illegale spaventano sempre tutti coloro che non sono giovani, di sinistra e un po’ alternativi ma questo è esattamente il motivo per cui credo che oggi valga la pena raccontare la storia di LUMe, sono certo che, almeno in questo caso, potreste e dovreste ricredervi: era senza dubbio una delle realtà più belle e riuscite della città.

L’8 Aprile 2015 è proprio il giorno in cui un gruppo di studenti della vicinissima Università Statale insieme ad alcuni lavoratori precari sono entrati per la prima volta in quella che era stata anni prima l’Osteria la Pergola. Il piccolo edifico di tre piani con annessa la cripta sconsacrata della Basilica dei Santi Apostoli e Nazzaro Maggiore era in stato di completo abbandono da ormai più di un decennio. Il misterioso proprietario, privato cittadino-non era una struttura pubblica, non sembrava rivolgere all’edifico un grande interesse. Perché abbiano deciso di entrarci ce lo spiegano gli stessi protagonisti, con parole chiare intrise di un romanticismo politico e sociale d’altri tempi. ”Osservavamo la situazione di fatiscenza e abbandono in cui versava l’immobile da ormai un decennio spiando attraverso l’unica finestra affacciata sul vicolo. Allo stesso tempo, assistevamo all’atomizzazione del tessuto universitario, da tempo ormai privato di spazi aggregativi, di luoghi in cui esercitare libero pensiero, autogestione, scambio di conoscenze e coscienza civica cittadina. Avremmo potuto rimanere nell’indifferenza e invece abbiamo scelto la via dell’indignazione e della forzatura. La via che avrebbe scelto chi vuol essere cittadino e non suddito, la via che sceglie chi l’indifferenza la odia”.

Da quel giorno in poi però LUMe è stato tutt’altro che una forzatura. Quell’unico iniziale gesto di forte rottura è stato seguito da due anni fatti solamente di messaggi pace e di legalità, di olio di gomito (e quanto!) per ristrutturare la struttura e il vicolo su cui si affacciava, di socialità, di studio, e di tanta, tantissima cultura. Il Laboratorio Universitario Metropoliano, è diventato forse il principale punto di riferimento per gli appassionati di jazz con un appuntamento fisso ogni mercoledì sera, nell’ambiente suggestivo della cripta e serate prenotate e già organizzate fino alla fine del prossimo autunno. Ha ospitato artisti italiani, australiani e giapponesi senza mai pretendere un pagamento dagli ascoltatori: offerta libera al solo fine di pagare le spese di viaggio degli artisti, l’attrezzatura e se avanza qualcosa il rifacimento della struttura. Ma il Jazz è stato solo l’emblema delle conquiste di un luogo che ha compiuto un vero e proprio miracolo. Lo stesso successo -e si intende non tanto un successo economico quanto più di entusiasmo e positività che le iniziative hanno suscitato- hanno avuto le altre attività che vi si sono tenute settimanalmente: tavoli di discussione politica, tavoli di scrittura, proiezione di film, spettacoli teatrali autoprodotti, letture pubbliche di brani in prosa e poesia. Il miracolo di LUMe è stato quello di ribaltare all’interno di quelle mura il modello di gestione dei beni privati: quei ragazzi sono riusciti a scardinare l’idea dell’esclusività dell’utilizzo e del fine del guadagno, rimettendo le persone, le idee, l’arte, la musica al centro, decidendo tutto tutti insieme, non “intascandosi” nemmeno un solo euro per scelta, non chiudendo mai le porte in faccia a nessuno. Da palazzo fatiscente e abbandonato in attesa di essere mercificato negli anni a venire LUMe si è trasformato in galleria d’arte, biblioteca, teatro, sala concerti, luogo di incontri pacifici e di scambio di idee. Chiudendo prima dell’una di notte per non disturbare il vicinato, allontanando solamente chi non era in grado di rispettare gli altri o le regole autoimposte dal gruppo per mantenere l’ordine, rappresentando un’opportunità per artisti emergenti e una casa per moltissimi studenti che vi passavano le giornate.

Da frequentatore occasionale ho sempre ammirato la capacità di gestione, l’entusiasmo e la purezza di ideali che permesso a quel gruppo di ragazzi di rendere possibile l’esistenza di uno spazio simile, prototipo di un mondo diverso e migliore: più inclusivo, più partecipato, più colto, più amichevole e più rispettoso. Nella speranza che la politica prima o poi capisca che con i giovani la violenza è insensata e controproducente e inizi ad occuparsi di soddisfare le loro necessità al posto che sgombrare le soluzioni non mi resta che ringraziarvi per averci fatto sognare.

A tutti gli altri, anche a chi questa mattina, in piena estate, sfruttando l’assopimento e il caldo della fine di Luglio Milanese, senza dare alcuna spiegazione ma forzando le serrature con una pattuglia di decine di poliziotti armati di scudi ha spento un’esperienza meravigliosa vorrei rivolgere un messaggio, critico ma pacifico, che rubo direttamente dalla pagina Facebook di LUMe:

Non spegnerete il sole sparandogli addosso.

Author: Andrea Noseda

Perché la necessità di nascondersi, l’ansia di rifugiarsi dal mondo in una dimensione più profonda di noi stessi? Perché non accontentarsi di tutto ciò che ci circonda ma continuare perennemente a cercare? perché scegliere di esistere senza mai soddisfarsi? perché, banalizzando il tutto, non voler mai optare per una facile serenità?

perché aveva ragione Lui: “La vita è altrove” e certe intuizioni non possono essere ignorate.

Ecco come vivo e ecco perché scrivo!