Berlin ist arm, aber sexy

Sono arrivato a Berlino a fine giugno per un periodo di studio estivo, per avvicinarmi alla lingua tedesca, una lingua ostica e complicata, ma senza la quale è impensabile avere una piena e soddisfacente esperienza di vita in Germania. Infatti, nonostante in città si possa dialogare in inglese senza nessun problema, la conoscenza della lingua permette di comprendere alcuni aspetti della cultura tedesca, e nello specifico berlinese, che altrimenti verrebbero inesorabilmente persi. Non è stato certo questo il mio primo trascorso berlinese, ma per la prima volta ho deciso di lanciarmi solitario e per un periodo medio-lungo alla scoperta della città, con l’obiettivo di trasfromare le straordinarie sensazioni ed emozioni dei miei precedenti soggiorni in un’idea più ampia e matura dell’unicità di questa città piena di storia. Per rendere questa esperienza completa, però, un corso di lingua non è sufficiente; serve avere coraggio, lanciarsi, cercare di intercettare persone del luogo per scoprirne i segreti e le iniziative. Questo è quello che ho fatto.

Hope Foundation

Humbolthain Club, un bar all’aperto situato di fianco alla ferrovia. Seduto al bancone, bevendo una delle tante birre locali, Berliner Pils, ascolto la musica proveniente dalla consolle, dove un giovane dj si destreggia tra giradischi e vinili intrattenendo gruppi di giovani che anche il martedì sera cercano un po’ di svago. Di fronte a noi, una quindicina di ragazzi e ragazze giocano a “giro” su un tavolo da ping pong in mezzo ad una superficiale distesa di sabbia. È in una normale serata come questa che conosco due giovani studenti di fisica della Techknische Universität di Berlino. Mi raccontano alcune delle iniziative in cui sono coinvolti i ragazzi più intraprendenti in città. Mark e Helena sono due amici cresciuti a Wilsmerdorf, nella parte ovest della città; entrambi sono nati quasi dieci anni dopo la caduta del muro di Berlino, argomento sul quale non ci soffermiamo approfonditamente. Mi raccontano invece di alcune iniziative di volontariato a cui hanno partecipato ed in particolare mi parlano di un’associazione molto attiva in città, Hope Foundation, che si occupa di recuperare metariale e abbigliamento da spedire in Camerun, dove l’associazione sta coordinando, e in parte finanziando, la costruzione di una scuola-centro di aggregazione che dia la possibilità di istruirsi e aggregarsi a tre grosse comunità diverse situate nella zona. Senza pensarci un attimo, il giorno seguente chiamo il responsabile dell’associazione per propormi come volontario. Infatti, il weekend successivo è in programma un lavoro di carico-scarico ed impacchettamento dei viveri e dei vestiti che verranno spediti in Africa e l’associazione è alla ricerca di volontari disposti a perdere qualche ora del proprio tempo e fare un po’ di esercizio di solllevamento pesi per una buona causa, in questo caso Shoe Aid Process.

Ed effettivamente, neanche una settimana dopo mi presento nella sede dell’associazione a Friedricshain, in una gigantesca via tipica della ex-Berlino Est, di cui Friedricshain era uno dei centri. Insieme ad altri volontari trasportiamo sulle spalle grossi sacchi di scarpe da caricare su un camion fino a riempirlo. Dopodichè ci dirigiamo verso un centro di deposito, uno di quei luoghi che ogni tanto capita di notare in autostrada, senza però rimanerne particolarmente attratti se non per l’enorme dimensione. All’interno del deposito centinaia di sacchi e scatoloni sono sparsi per terra; camminando si possono distinguere quattro file differenti di scarpe, in una sono ordinate quelle da uomo, poi quelle sportive, da donna e da bambini. “Oh shit” è la mia istintiva reazione di fronte alla quantità immensa di materiale che deve essere ordinato; i coordinatori mi spiegano che questa è soltanto una parte. Rimango fino a sera ad abbinare paia di scarpe, d’altra parte sento che in questo momento non ci sia nulla di più utile che io possa fare che aiutare un gruppo di persone che dovrà nei prossimi mesi farsi carico dell’effettivo trasferimento dei materiali, affrontando tutte le difficoltà che questo passaggio può comportare.

 

Un peculiare sviluppo storico

Berlino ha 3,5 milioni di abitanti; di questi, più del 40% sono al di sotto dei 35 anni di età, mentre l’età media è di 42,7 anni. Dalla caduta del Muro, 2,9 milioni di persone sono arrivate a Berlino e 2,7 milioni hanno lasciato la città. Di questi nuovi arrivati, il 57% proviene dalla Germania e il restante 43% da paesi stranieri. Ad oggi, la percentuale di residenti stranieri in città è 17,2%, situati in particolare nelle zone di Kreuzberg, Neukölln e Mitte. Questi dati sono la cifra della dinamicità di Berlino, una metropoli che nel processo di unificazione-ricostruzione degli anni ’90 ha lavorato per e con i giovani, di modo da sviluppare una città aperta, multiculturale, verde e impegnata. I dati e le “impressioni” sociali trovano conferma nell’assetto politico della città: il sindaco Michael Müller è un esponente dell’SPD ma è supportato al governo da una coalizione con i Verdi e il partito di sinistra Die Linke. Infatti, il Sindaco uscente (e riconfermato) ha ritenuto più opportuno per lo sviluppo della città un’alleanza con partiti di sinistra piuttosto che l’ennesima grande coalizione con il partito conservatore della Cancelliera Angela Merkel, la CDU.

La città ha ancora molti problemi che si trascinano dietro dalla caduta del muro di Berlino. Non soltanto tra le grandi città tedesche è la più povere, con uno stipendio medio di poco superiore agli 800 euro, ma è anche in piena emergenza abitativa a causa dell’afflusso continuo di nuovi abitanti, soprattutto poveri e migranti. Berlino infatti può vantare di avere gli affitti più bassi tra tutte le grandi città tedesche (ed Europee) e l’amministraizone vorebbe mantenere questo primato, non tanto per una questione di prestigio quanto per garantire invariata la mobilità e la dinimicità, anche nel settore abitativo, ai cittadini. Effettivamente, camminando per le strade di Berlino, è facile constatare un utilizzo dello spazio “particolare”: grandi strade urbane a tre/quattro corsie attraversano la città da ovest a est e si intersecano ortogonalmente con vie lunghe e strette. La particolare urbanistica di Berlino si deve ai due grandi eventi storici che hanno sconvolto la città nel corso del Secolo Breve: la Seconda Guerra Mondiale e la costruzione del Muro di Berlino. Dopo la fine della guerra Berlino era una città fantasma, distrutta in più di metà della sua interezza; per questo negli anni cinquanta e sessanta i lavori di ricostruzione dovevano essere veloci, senza perdersi in frivolezze, non si poteva far aspettare migliaia di cittadini già sconvolti dalle vicissitudini della guerra appena lasciata alle spalle. La Berlino della ricostruzione è dunque il trionfo del razionalismo progettuale, tratto che la rende unica ancora oggi. Inoltre intere aree furono riqualifcate in aree verdi, con parchi e giardini, anch’essi tratto caratteristico di Berlino. La rapidità della ricostruzione dipese molto anche dall’utilizzo di una vasta rete metropolitana che fu immediatamente riabilitata dopo la fine della guerra.

Il muro di Berlino, invece, è di fondamentale importanza non soltanto per gli aspetti storici e sociali, ma anche perchè per 28 anni la città è stata divisa da 106 km di muro che, insieme alla zona di controllo (torri, guardie, luci), arrivava ad essere largo anche 80 metri e non andava mai al di sotto dei 10. Per creare questi spazi di controllo, il governo di Berlino Est aveva letteralmente distrutto parte della città stessa (case, chiese e negozi) per evitare che la gente fuggisse verso Ovest: risultato ampiamente ottenuto, dal momento che dopo la costruzione del muro soltanto 5’000 persone sono riuscite a scappare a Berlino Ovest, mentre nei dieci anni precedenti più di un milione era scappata verso la “speranza della democrazia”. Quando il muro è stato abbattuto, la prima amministrazione unita di Berlino si è trovata di fronte non soltanto al problema di riunificare due popolazioni che per trent’anni avevano seguito regole e leggi completamente agli antipodi, ma doveva anche interrogarsi su come recuperare gli spazi che in quegli anni avevano segnato la distinzione. La decisione è stata in ultimo quella della preservazione, ossia la creazione di spazi ricordassero ciò che un tempo divideva e che dagli anni ’90 in poi era destinato ad unire: memoriali (East Side Gallery e Bernauer Straße Denkmal ne sono un esempio) sono inseriti in spazi aperti e condivisi. Soltanto una piccola parte è stata destinata a complessi residenziali e a costruzioni edilizie, dal momento che la città aveva, e ha tuttora, bisogno di entrate per finanziare la ricostruzione.

 

Una buona società liquida

È annucio di pochi giorni fa che un ramo della multinazionale coreana Samsung ha preferito Berlino a Londra come quartier generale perchè “A Londra non si vive bene, se non si è ricchi”, mentre a Berlino “ci sono quartieri non ancora commercializzati ed è possibile fare un sacco di cose senza spendere soldi” sostiene il direttore esecutivo. Ma cosa rende Berlino unica? Berlin ist arm, aber sexy (povera ma sexy), come diceva quasi tre lustri fa l’allora sindaco della città. Berlino è il più grande centro artistico in Europa, merito di affitti molto bassi rispetto alle altre capitali europee. Qui pittori, writers, musicisti e dj (la colonna sonora della riunificazione è stata la musica eletronica, genere cardine del panorama musicale cittadino) hanno trovato tanto spazio e tanti stimoli già a partire dalla fine degli anni ’90 e per tutto il ventunesimo secolo. In particolare la musica elettronica berlinese è la più avanguardista nel panorama europeo e i suoi clubs sulla Spree o in vecchie centrali termiche e elettriche sono simbolo di integrazione (la musica elettronica ha il suo fondamento nelle comunità nere e LGBT), nonchè grande attrazione turistica. Inoltre negli ultimi dieci anni la città è diventata anche punto di incontro per imprenditori nei settori tecnologici e del web, tanto da potersi auto-definire Berlin Valley. I quartieri di Kreuzberg, Neukölln, Friedricshain e Mitte pullulano di tech-start up indipendenti (qui è stata fondata la piattaforma musicale Soundcloud) che attirano milioni in investimenti stranieri e incentivano uno sviluppo alternativo rispetto a quello proposto dalle grandi multinazionali, con attenzione ai diritti del lavoro, all’economia green, tanto da attirare l’attenzione di Microsoft che ha finanziato un incubatore di start-ups proprio per l’impressionante numero di “ecosistemi” creativi presenti in città.

Visitando Berlino da turisti si rimane spesso affascinati dalla condizione precaria di certi edifici e dai colori, le crepe e i posters su tutti i muri e ci si chiede “Ma è una cosa voluta o deriva da una (inaspettata) sciattezza tedesca?”. La realtà è che i residenti di molti di quartieri di Berlino stanno portando avanti da anni una lotta anti-gentrificazione e anti-modernizzazione, in primo luogo per evitare un aumento esponenziale degli affitti.

Ed è in questo contesto che sono nate molte Kiezladen (cooperative di quartiere), soprattuto nel quartiere di immigrati e lavoratori a basso reddito di Neukölln, per proteggere l’integrità sociale e ambientale dei residenti della zona. La legge Milieuschutz, promossa da raccolte firma dei residenti in molte zone della città, vuole garantire stabilità al mix sociale e culturale che caratterizza molti quartieri di Berlino e che non soltanto è un simbolo della città ma è anche terreno fertile per tutte le menti creative che possono trovare stimoli provenienti da culture, tradizioni e usanze di tutto il mondo e che, trovandosi a convivere, creano un’atmosfera unica.

In questa battaglia i cittadini non sono soli e trovano l’appoggio istituzionale di molti ufficiali municipali che sostengono l’importanza dell’esistenza di una classe media in città e forniscono strumenti burocratici e legali per prevenire a grandi investitori immobiliari di snaturare il carattere unico della città. Si tratta di una vera e propria battaglia politica per proteggere il carattere tollerante di Berlino e dei suoi abitanti. In città le iniziative a sostegno di poveri e giovani sono infinite e vengono intraprese sia dalle istituzioni che da associazioni dal basso ma soprattutto, e questo è unico, sono gli individui a poter contribuire direttamente. Una serie di esempi possono aiutare a capire. A Berlino (e in Germania in generale) le università pubbliche sono gratuite, si paga una quota semestrale di non più di 200 euro all’interno della quale è incluso l’abbonamento ai mezzi pubblici per tutto il semestre (che altrimenti costerebbe intorno ai 500 euro); per tenere pulita la città, sensibilizzare i cittadini, favorire il riutilizzo dei materiali e aiutare i più poveri, in città le bottiglie di vetro valgono 50 centesimi, il che vuol dire che in un bar il prezzo di una bevanda è sempre maggiorato di 50 centesimi che vengono rimborsati quando la bottiglia o il bicchiere viene restituito. Inoltre, in molti supermercati è possibile depositare le bottiglie di vetro ricevendo in cambio la somma in denaro corrispondente, attività considerata da tutti molto importante e che diventa quindi un degno modo di guadagnarsi da soppravvivere anche per i clochard. In ultimo, in città pullulano le associazioni di volontariato per l’aiuto delle centinaia di migranti che ogni giorno arrivano in città e hanno bisogno di assistenza: queste sono aperte a chiunque voglia volontariamente partecipare. La solidarietà è il vaore che tutti condividono, dalle istituzioni passando per gli imprenditori fino ai signoli cittadini, ed è proprio questo a rendere unica e stimolante la città.

 

Emilio Caja

Author: Emilio Caja

scrivo per piacere,

assecondo una forte tensione che mi porta a rifugiarmi nella scrittura per ritrovarmi nel grigiore cittadino,

parlo d’arte e di cultura cercando di stimolare dibattito e idee indipendenti e (se necessario) anticonvenzionali,

nel mio girovagare per Milano e per il mondo cerco e osservo la bellezza e mi emoziono di fronte a questa,

inseguo esperienze lontane e diverse per farne storie.

Nulla, però, mi tiene vivo e mi ispira come la lettura, che mi permette di volare non solo nel mondo ma anche nel tempo.