Milano che fatica: breve storia di uno come tanti

Quando sono arrivato Milano per la prima volta, circa tre anni fa, ho capito dove avrei passato parte del mio futuro. Una scelta condivisa da tanti, la mia, che permette alla grande parata dei migranti di sfoggiare una nuova majorette. Una goccia nel mare mare.

Da ragazzino frequentavo molto la chiesa per volontà di mia madre, spesso mi sono ribellato a questo suo costume che non condividevo, ma mi piaceva comunque ascoltare i passi dei Vangeli per la loro capacità di trasmettere immagini ed emozioni. Alcune scene sono rimaste impresse nella mia mente come se fossero opere del Raffaello: la prima, il momento in cui Giuda si avvicina a Cristo per tradirlo e la seconda, nonché la mia preferita, presa dalla Passione. Poco prima di morire, Gesù alza gli occhi al cielo ed esclama :<< Dio mio, dio mio, perché mi hai abbandonato?>>, in seguito il Nazzareno spirerà ed il cielo si coprirà di nuvole. Da qualche tempo anche io ho iniziato a guardare il cielo, ogni tanto alzo gli occhi ed inseguo quei sogni che si materializzano davanti al mio viso come se potessi afferrarli, ma da quando sono arrivato a Milano, il cielo è già nuvoloso.

Chissà quanti prima di me avranno pronunciato la fatidica frase e, in più, avranno anche saggiato l’amaro gusto tipico dell’incomprensione, dell’esclusione. Così ho capito. Milano, a mo di bestia famelica, avrà fagocitato un infinito numero di persone. Anche il cielo grigio ha la sua spiegazione. Poi però volgo anche la mia attenzione al movimento giornaliero e vedo fiumi di giovani con lo zaino in spalla, uomini in carriera, lavoratori, gente di ogni di ogni razza, religione, cultura, e penso a me, a cosa sarà per me Milano. A volte la voce manca e la mani tremano, ma fa più paura essere inghiottiti dall’oblio del fallimento. Allora prendo il treno, poi di corsa cambio per la metro, volo per arrivare al tram e come Hermes metto le ali ai piedi. Per oggi ce l’ho fatta. Poi ancora il ritorno, stessa routine al contrario, ancora cena, studio, a letto presto perché la giornata stanca. Reset. Nuova giornata, nuova ripetizione. E così fino al week end, poi c’è un po’ di tregua, ma solo perché la città si svuota quasi del tutto. Ogni tanto, poi, un raggio di sole sfonda le nuvole. In quel momento la vita si palesa, ti irradia e non c’è altro da capire, perché tu già sai. Qualcuno ce l’ha fatta.

Milano, campo di mille battaglie, teatro di altrettanti drammi e commedie, casa del successo e della morte, fiera dolce e crudele. Milano, che fatica.

MC