Carcere Minorile Beccaria: la mia esperienza di volontario e un invito a partecipare

Martedì 7 novembre avranno luogo le selezioni di Bir per poter svolgere attività di volontariato presso l’I.P.M. (istituto penale minorile) Beccaria. Da due anni ho la fortuna di far parte del gruppo che ogni domenica e lunedì entra in carcere, da qualcuno di più dell’associazione la quale organizza anche campi  estivi (e invernali) di volontariato internazionale in Romania e Moldova.

Vado dritto al punto. All’interno dell’I.P.M. abbiamo a che fare con ragazzi la cui età varia fra i 14 e i 25 anni (secondo la legge 117 del 2014 chiunque sia stato condannato quando minorenne ha il privilegio di poter continuare a scontare la pena, anche una volta compiuti i 18 anni, all’interno del carcere minorile fino al compimento del 25esimo anno di età). L’attività che svolgiamo cambia a seconda del giorno di ingresso: domenica o lunedì.

La domenica operiamo dalle 15 alle 18 durante l’ora d’aria dei ragazzi con due dei quattro gruppi in cui questi sono divisi (un’ora e mezza con ciascun gruppo). Svolgiamo una serie di attività ludico-ricreative, che vanno dalla partita a carte al calcio, dal fare braccialetti (ne vanno inspiegabilmente  pazzi) alla partita di pallavolo. A queste si aggiunge l’immancabile e importantissima “chiacchiera” la quale ha uno spettro molto ampio: si passa dal conversare del più o del meno, al confidarsi con serietà a seconda dell’umore del ragazzo e della sua predisposizione. Qualsiasi attività, di movimento e non, possa servire a strappare loro un sorriso, a sfogare la rabbia che covano, a creare un sincero rapporto di relazione, a fare da ponte tra loro e il mondo fuori dal carcere, a creare spazi di umanità, a permetter loro di mettersi alla prova e a sviluppare competenze relazionali e non solo, utili durante e dopo questo percorso, fa al caso nostro.

Il lunedì entriamo all’interno dell’I.P.M. dalle 15 alle 18 e siamo sostanzialmente di supporto al personale scolastico. Vengono organizzate dal carcere e con noi concordate alcune attività pomeridiane condotte da docenti ministeriali cui noi partecipiamo e che contribuiamo a rendere realizzabili nonché quanto più possibile utili e gradevoli per i ragazzi (es. laboratorio di scrittura).

È richiesta una presenza minima consistente in almeno due domeniche o lunedì al mese, oltre alla formazione. Si tratta, ci tengo a puntualizzarlo, di un volontariato di gruppo, non individuale: puntiamo molto sia come Bir sia come gruppo sull’unione e la coesione, sulla condivisione delle problematiche, sul confronto costruttivo. A questo scopo durante tutto l’anno vengono organizzati degli incontri mensili cui è obbligatorio partecipare e il primo ingresso è preceduto da un periodo di formazione volto a fornire gli strumenti necessari ad affrontare al meglio le difficoltà che questo volontariato presenta nonché a rendere l’attività il più possibile utile ad un percorso di reinserimento sociale dei ragazzi.

Potrei ora parlarvi a lungo della mia esperienza ma preferisco soffermarmi su un singolo episodio cui sono particolarmente affezionato. Una domenica ero in cortile con un gruppetto di ragazzi e stavamo giocando a calcio: l’obbiettivo era non far cadere la palla, in caso di errore la penitenza consisteva in 10 flessioni. Al termine dell’ora d’aria uno degli agenti, di turno quel giorno, grida “Forza ragazzi, saliamo!”. Un ragazzo mi si avvicina e mi sussurra all’orecchio con marcato accento sudamericano: “Oggi mi sono dimenticato di essere in carcere, mentre giocavamo mi sono dimenticato di queste maledette quattro mura! Torna domenica prossima per favore”. Ecco, non va propriamente così ad ogni ingresso, le manifestazioni di gratitudine non sono la normalità e non è certamente facile il contesto in cui operiamo, d’altra parte le ragioni per cui consiglierei questo tipo di volontariato sono molteplici. In primo luogo perché si ha in concreto la possibilità di rendersi veramente utili per la società. Mi spiego meglio: in ambito minorile la pena è sempre volta alla rieducazione del condannato e si fa affidamento anche sulle associazioni di volontariato nell’opera di reinserimento sociale la quale mira a restituire al termine del percorso un cittadino pronto a vivere nel consorzio civile. Sorgono inoltre relazioni con ragazzi che arricchiscono entrambe le parti, e mettono alla prova noi volontari a livello personale (e anche per questo è necessario essere formati e mettersi in discussione costantemente): riuscire a vincere il muro della diffidenza dei ragazzi, superare l’emozione di ritrovarsi faccia a faccia con loro con un agente a pochi metri di distanza, a volte in un cortile recintato altre in una stanzetta senza via di uscita, non è facile, ma quando ci si riesce claustrofobia, cuore in gola e insicurezza lasciano spazio a leggerezza, relazione, gioco e soprattutto ai ragazzi. E persino le mura sembrano un po’ meno alte e grigie.

Se avete voglia di mettervi in gioco, pensate di essere interessati a questo tipo di esperienza e siete soprattutto pronti a farvi carico dell’impegno e della responsabilità che ne derivano vi aspettiamo il 7 novembre per un incontro in cui sarete informati di tutti i dettagli e sottoposti ad un colloquio di selezione.

7 novembre

Ore 19.30

Via Luigi Mengoni 3 c/o CN l’HUB

MM1 Bisceglie – Bus 78