Liberi e Uguali? Si può

Il 3 dicembre 2017 il Presidente del Senato Piero Grasso ha battezzato la nascita del nuovo soggetto politico di sinistra che comprende al suo interno il Movimento Democratico e Progressista, Sinistra Italiana e Possibile. La nuova creatura ha un nome, Liberi e Uguali, il cui significato vale la pena analizzare un po’ più approfonditamente. Negli ultimi giorni, ho avuto modo di confrontarmi con alcuni amici negli ultimi giorni e ho notato che molte perplessità sono emerse sul nome in sé, giudicato banale o poco significativo del messaggio politico che la lista vuole portare avanti; altri invece hanno messo in dubbio il valore politico di questo nome, giudicando libertà e uguaglianza inconciliabili. Mi sento di ringraziare queste persone che mi hanno spinto a chiarire le idee e scrivere questo pensiero.

Recentemente ho finito di leggere L’uomo dei sogni, libro scritto dal fondatore di Medici Senza Frontiere Jean-Christophe Rufin. Il romanzo racconta la storia vera di Jacques Coeur, argentiere del re Carlo VII nella Francia del XXV secolo. Jacques è un simbolo della libertà: ancora in pieno Medioevo, il panorama politico Europeo dell’epoca era frammentato in tanti piccoli reami che dalla Linguadoca arrivavano fino all’estremo sud della penisola italica, in Spagna e in Germania. Il libro descrive come le visioni avanguardistiche di Coeur portino alla nascita di un commercio su scala mediterranea, andando oltre le divisioni territoriali, per altro in continuo mutamento. Per gran parte del libro mi sono chiesto se il fascino che in me suscitavano le descrizioni degli abiti mediorientali, dei palazzi dell’Italia del ‘400 e le raffinate strategie commerciali non stessero nei fatti offuscando nella mia mente il fatto che il libro allo stesso tempo stava esaltando un sistema che, se trasposto in una chiave di lettura contemporanea, è alla base delle crescenti diseguaglianze. Ho però deciso che questo pensiero era “sbagliato”. Innanzitutto, sarebbe approssimativo trarre conclusioni attuali a partire da un fenomeno descritto più di 500 anni fa perché, seppur si possa parlare di una correlazione, ci sono per l’appunto 500 anni di sviluppo storico nel mezzo. Analizzando di nuovo la situazione focalizzandomi soltanto sul contesto storico, mi sono reso conto che la grandezza di Jacques è stata quella di dare inizio ad un’organizzazione, quella del commercio, in grado di garantire a tutti gli uomini di emanciparsi dai loro re isterici ed egocentrici, di valicare i claustrofobici e guerreggianti confini. Il suo era un sogno di libertà: nel Medioevo, combattere per la libertà significava andare oltre il concetto di Stato e il libero commercio è stato il mezzo con il quale gli uomini ci hanno provato e, in parte, ci sono riusciti. Fino alle grandi rivoluzioni nazionali del XVIII secolo e alla Rivoluzione Industriale del secolo successivo, i grandi eroi e i grandi eventi sono principalmente legati alla lotta per degli stati dove le libertà siano a disposizione dei molti e non dei pochi. I mezzi per questo fine sono vari: commercio, armi, rivoluzioni, innovazione solo per citarne alcuni. I grandi eroi però si battevano per i diritti di prima generazione (in gergo giuridico essi sono le libertà civili che dovrebbero garantire la libera partecipazione all’attività politica di una comunità). Con la Rivoluzione Industriale e la nascita degli stati, una nuova e più pluralista fase è iniziata: è emersa la disoccupazione, concetto praticamente inesistente prima, è emerso lo Stato, sono emerse le aziende, gli operai, i partiti politici. Una società sicuramente più libera dei precedenti regimi feudali ha iniziato a confrontarsi con un nuovo paradigma: l’uguaglianza. Neanche il tempo di nominare la parola ed ecco che due guerre mondiali fermano (o peggio, estremizzano) ogni discorso. Fine della guerra, poco più di settant’anni fa: come corre veloce la storia.

Dopo questa lunga digressione, arriviamo ad oggi. Ci sono almeno due motivi per cui Liberi e Uguali è a parer mio un nome appropriato, se non il più appropriato, per una coalizione di sinistra oggi. Il primo motivo è essenzialmente linguistico: riprendendo sempre il manuale di diritto, si scopre che esistono anche i diritti di seconda generazione, legati all’uguaglianza in ambito sociale, politico ed economico. Sia i diritti di prima generazione sia quelli di seconda generazione sono inseriti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, datata 1948. Emerge, dunque, che libertà e uguaglianza sono due diritti, due generazioni di diritti successivi: come cittadino, HO DIRITTO ALLA LIBERTÀ e HO DIRITTO A CONDIZIONI E TRATTAMENTI UGUALI. Non si tratta di una tautologia, bensì la lotta per l’uguaglianza è il naturale conseguimento della lotta per le libertà individuali dei secoli passati. Questo non vuole assolutamente dire che siccome in alcune parti del mondo si sono conquistate libertà individuali di fronte all’oppressione dei pochi non si debba smettere di battersi per esse. Ad oggi infatti alla crescente diseguaglianza economica segue diseguaglianza politica, sia in forma diretta e indiretta, e mancanza di coesione sociale. La partecipazione politica e le sue libertà rischiano di venir perse per strada. Il compito di chi crede nei diritti è quello di battersi per l’uguaglianza non soltanto come un fine ma anche, e in maniera decisiva, come un mezzo per la libertà. Siamo più liberi se siamo più uguali, partiamo da qui.

 Emilio Caja

Author: Emilio Caja

scrivo per piacere,

assecondo una forte tensione che mi porta a rifugiarmi nella scrittura per ritrovarmi nel grigiore cittadino,

parlo d’arte e di cultura cercando di stimolare dibattito e idee indipendenti e (se necessario) anticonvenzionali,

nel mio girovagare per Milano e per il mondo cerco e osservo la bellezza e mi emoziono di fronte a questa,

inseguo esperienze lontane e diverse per farne storie.

Nulla, però, mi tiene vivo e mi ispira come la lettura, che mi permette di volare non solo nel mondo ma anche nel tempo.