Vorrei il pizzetto di Félix Fénéon

Vorrei il pizzetto di Félix Fénéon, o meglio, vorrei poter dire un giorno di aver fatto tante belle cose quante ne ha fatte questo tanto meraviglioso quanto semi-sconosciuto personaggio. Non solo esistere, ma con le mie azioni cambiare lo stato delle cose, favorire il progresso artistico, culturale e anche sociale del mio paese. Farlo senza la necessità di dover apparire: essere un po’ ovunque, ma difficile da riconscere.

La domanda sorge spontanea: ma chi è Félix Fénéon? Fino a pochissimi giorni fa anche io ignoravo completamente il passaggio sulla terra di questo personaggio. Poi mi ci sono imbattutto in un coloratissimo dipinto di Paul Signac, uno dei maestri e iniziatori del puntinismo francese. Signac ritrae Fénéon in Portrait de Félix Fénéon (1890, oggi al MoMa di New York, copertina dell’articolo ndr.), un quadro di una modernità sconvolgente che a prima vista sembra più la cover di un album parecchio eclettico dei Beatles creato sotto effetto di LSD piuttosto che un insieme di puntini fatto alla fine del 1800. Signac è sicuramente il più orginale ma non è il solo a ritrarre Fénéon; anzi, per numero di dipinti, il suo ritrattista di fiducia parrebbe essere Maximilien Luce. Non c’è una motivazione precisa, ma un insieme di dettagli hanno reso questo personaggio a me particolarmente simpatico e mi ha fatto pensare che molti ideali di questo blog si incarnino alla perferzione in questa figura. Nato a Torino nel 1861, figlio di un commerciante francese, ha influenzato il dibattito sociale francese in maniera trasversale nella seconda metà dell’ottocento, durante la Belle Epoque e tra le due guerre. Giornalista, direttore di molte riviste, critico d’arte, editore dei poeti maledetti, su tutti Rimbaud, promotore di molti tra i più grandi pittori neo-impressionisti (termine da lui stesso coniato per definire la corrente di Seurat e i suoi seguaci) e, infine, anarchico. Il momento di massima notorietà in vita lo ebbe infatti durante il Procès de Trents nel 1894 con il quale lo stato francese represse i movimenti anarchici, che Fénéon supportava attivamente sebbene all’epoca lavorasse in un’istituzione statale, sospettati di aver tramato l’assasinio del presidente Carnot. Pochi anni prima, nel 1890, il ritratto di Signac era diventato simbolo del movimento puntinista di cui Fénéon era un vivo sostenitore. Nel 1900 organizzò la prima retrospettiva di Seurat (1859-1891), che continuò a esporre fin dopo la guerra alla guida della galleria Bernheim-Jeune. 

Egli fu dunque il punto d’incontro tra anarchismo e le avanguardie pittoriche di inizio novecento, puntinismo, divisionismo e neo-impressionismo, tutte e tre legate alla figura di Seurat. È nell’arte neo-impressionista che le teorie scientifiche di fine ottocento si mischiano con gli ideali libertari e gli obiettivi sociali dei movimenti anarco-comunisti francesi. In particolare, fu dopo la morte di Seurat che il movimento si evolvé(/ette/se) dando ampio spazio all’attivismo politico e sociale, proprio negli anni in cui Fénéon veniva definito un “attivista anarchico”. Maggiori dettagli sulla sua vita sono difficili da ritrovare, ma questa caratterizzazione del personaggio lo rende incredibilmente affascinante. Oltre a qualche saggio sul neo-impressionismo, di Fénéon é stato pubblicato Nouvelles en trois lignes (anonimo fino al 1940), in cui la la sua vena satirica e umoristica emerge fortemente:

Pourchassé par un gendarme maritime, un matelot s’est jeté dans des rognures de tôle dont l’une lui trancha la carotide.

[Inseguito da un gendarme del mare, un marinaio si è gettato su dei frammenti di lamiera e uno di questi gli ha tranciato la carotide.]

E comunque, che classe quel pizzetto.

 

Emilio Caja

Author: Emilio Caja

scrivo per piacere, assecondo una forte tensione che mi porta a rifugiarmi nella scrittura per ritrovarmi nel grigiore cittadino, parlo d'arte e di cultura cercando di stimolare dibattito e idee indipendenti e (se necessario) anticonvenzionali, nel mio girovagare per Milano e per il mondo cerco e osservo la bellezza e mi emoziono di fronte a questa, inseguo esperienze lontane e diverse per farne storie. Nulla, però, mi tiene vivo e mi ispira come la lettura, che mi permette di volare non solo nel mondo ma anche nel tempo.