Dalla parte del migrante – 2

In questi giorni in cui, dopo mesi, tra il bambino della Sierra Leone ritrovato solo al Brennero e l’intervento delle organizzazioni internazionali in Libia si è tornato a parlare di migranti, ho finito di leggere un libro, “Appunti per un naufragio” di Davide Enia. È un racconto autobiografico, di un uomo – palermitano – che è entrato in contatto con Lampedusa e ci si è tuffato, l’ha vissuta, ha raccolto informazioni e testimonianze, speso giudizi e riflessioni su quanto stia accadendo lì; ed è la storia di come questo gli abbia cambiato la vita.

Nel mare di parole sull’argomento, poche aiutano a capire la situazione come queste, pochissime portano così a pensare e a concludere che, almeno in parte, non ci stiamo capendo nulla. Assumiamo una prospettiva sbagliata, soprattutto chi è nella posizione di poter cambiare le cose.

È questo il motivo per cui sarebbe bello che un giorno non solo Macron, Kurz e la nuova leva di leader politici europei, il Governo italiano e quello libico, ma anche funzionari, diplomatici, burocrati, membri di commissioni e organizzazioni internazionali – gente che potrebbe alzare la mano o almeno spendere un briciolo di tempo in più sulla questione – arrivassero a leggere brani come questo:

Sai quando cominciai davvero a capire cosa stava succedendo, Davidù? Fu grazie a un curdo sbarcato sull’isola. […] Poteva avere una quarantina d’anni, era professore di qualche materia scientifica, chimica forse, non ricordo bene ‘sto particolare. Era venuto a bersi un caffè qui da noi. Ridevamo e scherzavamo, un po’ in inglese, un po’ in francese. A un certo punto il curdo ci raccontò una barzelletta. Ascoltarla fu come aprire gli occhi: nonostante tutto – il carcere in Libia, la traversata allucinante che aveva affrontato durata giorni e giorni, la famiglia abbandonata a casa – ecco, il fatto che ci stesse raccontando una barzelletta mi fece capire che queste persone non erano astrazioni o titoli di giornali, erano proprio esseri umani. So che può sembrare una forzatura, ma non lo è, credimi. So anche che non ci faccio una bella figura, ma ci è voluta una barzelletta per farmi realizzare che c’era un racconto tutto sbagliato su cosa stava accadendo. […]

Prima io ero portata a vedere soltanto il loro carico di sofferenza, i corpi smagriti, i lividi, le cicatrici, gli occhi impauriti. Guardavo queste persone da un piedistallo, capisci? Da una posizione per cui loro, proprio perché qui ricevono aiuto, sono e saranno sempre in difetto. E invece in quel momento, durante la barzelletta, iniziai a intuire la profondità delle storie di ogni singola persona transitata qui. Certo, mica potevo capire il dolore di quelle esperienze, ma avevo appena compreso che era ed è un errore gigantesco trattarli in maniera così ottusamente paternalista. C’è altro, oltre la disperazione. C’è la voglia di riscatto e di una vita migliore, ci sono le canzoni e i giochi, i desideri di alcuni cibi in particolare e la voglia di scherzare con gli altri. E comunque, la barzelletta è chista ccà. Un curdo muore e viene mandato all’Inferno. Lì passa il tempo a piangere. Arriva un angelo e gli chiede: “Curdo, perchè piangi?”. Il curdo risponde: “Non voglio stare qui”. L’angelo decide di intervenire: “Va bene, vieni con me”. E porta con sé il curdo in Paradiso. Lì, manco il tempo di sistemarsi e il curdo ricomincia a piangere, disperato, senza smetterla più. Si presenta allora il buon Dio in persona. “Curdo, perchè piangi?”, domanda. E il curdo risponde: “Non voglio stare qui”. E Dio gli dice: “Non va bene neanche il Paradiso? E dove vuoi andare?”. E il curdo risponde: “In Germania”.

Viva la maturità (ma che sia bilaterale)

Ho letto con curiosità il “botta e risposta” apparso sulla rubrica di Aldo Cazzullo (“Corriere” del 28/06) riguardante l’importanza della maturità. Sono totalmente d’accordo con lui: mai abolirla. Allo stesso tempo, da studente di vent’anni che ha sostenuto l’esame di Stato due anni fa, credo fortemente che la riflessione continui nel tempo a non considerare alcuni aspetti fondamentali.

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L’arte di fingere

L’indagine su come il mondo e le persone appaiano (e vogliano apparire) con una faccia diversa da quella autentica ha coinvolto, nel tempo, romanzieri, poeti e letterati, scienziati e filosofi, artisti e pittori, giornalisti e registi. Il concetto di finzione ha viaggiato nei secoli, a volte al centro a volte ai margini del dibattito, arrivando all’oggi in bilico tra una parziale giustificazione figlia della necessità e una decisa condanna, forse definitiva.

Pochissimi lo sanno; i più, quasi tutti, lottano, s’affannano per farsi, come dicono, uno stato, per raggiungere una forma; raggiuntala, credono d’aver conquistato la loro vita, e cominciano invece a morire”

Luigi Pirandello, La carriola (in Novelle per un anno), 1917

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Ground Zero

Una settimana fa Seth Meyers, conduttore di Late Night, si è rivolto sarcasticamente ai suoi spettatori:

That’s a problem for a lot of Americans: they just don’t love the two choices. Do you pick someone who’s under federal investigation for using a private email server? Or do you pick someone who called Mexicans rapists, claimed the president was born in Kenya, proposed banning an entire religion from entering the US, mocked a disabled reporter, said John McCain wasn’t a war hero because he was captured, attacked the parents of a fallen soldier, bragged about committing sexual assault, was accused by 12 women of committing sexual assault, said some of those women weren’t attractive for him to sexually assault, said more countries should get nukes, said that he would force the military to commit war crimes, said a judge was biased because his parents were Mexicans, said women should be punished for having abortions, incited violence at his rallies, called global warming a hoax perpetrated by the Chinese, called for his opponent to be jailed, declared bankruptcy six times, bragged about not paying income taxes, stiffed his contractors and employees, lost a billion dollars in one year, scammed customers at his fake university, bought a six-foot-tall painting of himself with money from his fake foundation, has a trial for fraud coming up in November, insulted an opponent’s looks, insulted an opponent’s wife’s looks, and bragged about grabbing women by the pussy? How do you choose?

Avrei aggiunto un paragone tra le figure al fianco dei candidati: Melania ha doti indiscusse, non la fantasia e la brillantezza. Comunque, non ha avuto molto effetto.

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Treno fotografico Bordeaux-Madrid

Se le persone fanno le cose e influenzano le opinioni; se determinano, creano o distruggono pregiudizi; se sono la vera lente attraverso la quale comprendere una città, monumento o museo in questione; se sono quanto rimane nonostante il passare degli anni e il colore sbiadito dei ricordi, il miglior modo per mostrare quanto un viaggio possa trasmettere è di catturare le espressioni ed i volti che hanno caratterizzato il tragitto. Più della bellezza estetica di un palazzo, dei quadri nei musei, dei capitelli in una colonna, quello che Mario Soldati definiva il “dolce umano vortice” è il parametro che rende possibile un confronto tra villaggi, città o paesi diversi. È la percezione del quotidiano, della vita ordinaria che stupisce il viaggiatore.

Ci sono voluti 7 anni e 18750 foto per capire tutto questo.

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Sowhat?­ – L’altra faccia (dimenticata) del Sudafrica

Brian assomiglia un po’ a un vecchio gabbiano. È volato via dal tempo ballerino inglese, conserva un pizzico di (scadente) humour della sua terra, non capisce perché i suoi connazionali abbiano voluto uscire dall’Europa; al di là di questo, scarrozzandoci verso un centro commerciale nei dintorni di Johannesburg, definisce il posto in cui ha scelto di vivere come “the most sofisticated country in Africa” e dopo una prima occhiata in giro non possiamo dargli torto.

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Il cane che insegue la sua coda

Invasa dai migranti perché via principale verso l’Europa, sotto attacco dei terroristi nelle zone più ricche, in crisi umanitaria nel Kurdistan e in crisi politica con tutto l’Occidente, la Turchia è un Paese a pezzi. Però è causa del suo stesso male: per un passo avanti compiuto in un verso, ricasca in un passo indietro in un altro. Come un cane che invece di correre verso l’orizzonte passa il tempo a inseguire la propria coda.

Il problema è che alla lunga il cane diventa pazzo.

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La Coppa Italia, specchio del Paese: una ricetta per la ripresa nazionale

C’è molto dietro al gol di Alvaro Morata che, dopo 110 minuti, ha indirizzato in modo definitivo la finale di Coppa Italia del 21 maggio. Più di ogni cosa, ci sono due società. La prima è la Juventus, che ha giocato male, sofferto, demeritato, ma ha vinto. La seconda è il Milan, che ha avuto un ruggito di orgoglio. Poi, come da pronostico, inesorabilmente ha perso.

Forse non è chiarissimo, ma sullo sfondo c’è il nostro Paese. Che si trova a metà strada, “tra un domani che arriva, ma che sembra in apnea / e i disegni di ieri, che non vanno più via”¹, e che ha bisogno di rialzare un po’ la testa.

Provare a capire come è il primo passo per farlo.

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I hear America singing*

Le elezioni presidenziali americane come quadro perfetto delle contrapposizioni, in campo politico, presenti in questo momento in tutto l’Occidente.

Bernie Sanders ha incuriosito un po’ tutti. Voleva “un futuro in cui credere”, rivoluzionando l’economia, tagliando i costi d’iscrizione alle università tassando le operazioni finanziarie e denunciando le crescenti disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza all’interno del Paese.

In America ha riempito le piazze, nel resto del mondo le pagine dei giornali; molti giovani lo hanno ammirato e votato, e l’entusiasmo intorno a lui ne ha fatto, per mesi, l’uomo del momento.

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