Siate come Ulisse!

Qualche anno fa mi fu chiesto di inaugurare l’anno scolastico a Crotone. Ero Rappresentate della Consulta Provinciale Studentesca, ricordo che l’evento fu allietato da un delizioso concerto del liceo musicale della città pitagorica. Per l’occasione venne messo a disposizione degli studenti musicisti il Duomo e fuorno invitate le massime cariche istituzionali locali e scolastiche, compreso il direttore regionale dell’Ufficio Scolastico.

Ero anche io studente e per il primo anno il discorso inaugurale non lo faceva una carica istituzionale, la preside del mio liceo firmò controvoglia un permesso per la giornata e accompagnato da un professore mi recai in Duomo per l’orazione. Pioveva, c’era vento, ero pronto per l’assemblea d’istituto che si sarebbe celebrata poche ore più tardi ma non sapevo cosa dire di politicamente corretto davanti ad un paio di preti, un vescovo e qualche autorità in vetrina. Pensavo fosse ingusto tenere gli altri studenti lontani dall’inaugurazione del nostro anno scolastico, provai a chiedere la presenza di qualche classe ma mi risposero che avevano già provveduto ad invitare qualche classe di altrettante scuole di ogni ordine e grado e che così era ormai deciso. Nonostante il rimorso di perdere l’assemblea d’istituto pensai a cosa dire a quella disinteressata platea di tromboni e m’impegnai a parlare comunque a chi la scuola la viveva ogni giorno.

Dopo i saluti di rito, scrissi due righe sul cellulare e quando arrivò il mio turno dissi le stesse cose che ora voglio dire a chi in questi giorni ritorna nelle classi.

“Cari tutti,
da tempo sentiamo parlare di buona scuola, anzi in questi giorni noi rappresentanti siamo chiamati dal governo a partecipare alla consultazione online sulla riforma promossa dalla presidenza del consiglio dei ministri
(era il 2014, ndr.). Sappiate che noi studenti un’idea su cosa e come debba essere la scuola ce l’abbiamo sempre avuta! La buona scuola che noi pretendiamo è una scuola sicura che non sia deficitaria nelle strutture, una scuola senza barriere architettoniche e accessibile a tutti, una scuola pubblica che garantisca senza distinzioni il diritto allo studio a prescindere dalle condizioni economiche, sociale e culturali dei suoi studenti, una scuola per chi è nato in Italia e per chi viene da altre terre, una scuola per i cristiani, i musulmani rispettosa di ogni religione ed etnia, perché la diversità è ricchezza, una scuola che non faccia nessuna discriminazione neppure diretta all’orientamento sessuale di chi la frequenta, una scuola vicina al mondo del lavoro e ai lavoratori, diversa da quella dell’alternanza scuola-lavoro che ci viene proposta in questi giorni (era il 2014 ma è cambiato poco, ndr), una scuola che non lasci da parte la storia dell’arte, la cura del fisico e che non trascuri la digitalizzazione e l’informatizzazione, una scuola che faccia prevenzione in favore della salute pubblica, una scuola che parli di educazione sessuale in aula, una scuola in grado di gratificare insegnanti e studenti, una scuola che sappia superare la rigidità delle lezioni frontali e che faccia dei suoi studenti i principali protagonisti e i veri destinatari del messaggio formativo e culturale che solo la scuola pubblica sa dare. Concludendo cito Dante: “Fatti non foste a viver come bruti/ ma per seguir virtute e canoscenza”. In questi versi del XXVI canto dell’Inferno Ulisse si rivolge ai suoi compagni, ribadendo che l’uomo non è stato concepito per rimanere impantanato nella palude dell’ignoranza come le bestie, ma per elevarsi nell’olimpo del sapere e della nobiltà d’animo. Ulisse era intenzionato ad  attraversare le colonne d’Ercole,  solcando i mari oltre lo stretto di Gibilterra, che a quel tempo nessuno ancora aveva visto. Attraversare quello stretto significava oltrepassare il limite estremo del mondo conosciuto, molto di più di un limite geografico, bensì un vero e proprio limite conoscitivo. Oltre le colonne c’è la speranza di terre migliori, la stessa che una buona scuola dovrebbe coltivare affrontando la dispersione scolastica per esempio, che è ancora oggi una piaga che indebolisce notevolmente l’istruzione pubblica.
Siate ostinati, andate oltre, perseverate nelle difficoltà e non lasciatevi sopraffare dalle intemperie, solcate il mare all’insaputa del cielo, fate come Ulisse: non accontentavi di quello che già conoscete, vogliate sempre di più, aspirate al massimo e pretendetelo!
Buon anno scolastico a tutti!”

PS: Alla fine di sto pippone, che aveva quasi fatto drizzare i capelli al preside di un istituto cattolico paritario che era presente tra il pubblico, mi sarei aspettato un richiamo da parte del professore coordinatore della Consulta, invece quei tromboni si alzarano per applaudire perché dietro intanto gli studenti presenti li avevano anticipati. Un giornalista poi mi chiese cosa mi aspettassi personalmente dalla scuola, risposi la riduzione delle disuguaglianze e la possibilità di riscatto delle fasce più deboli perché a scuola siamo tutti uguali. Non sono sicuro avesse capito il senso della risposta ma fu l’inizio di un bellissimo anno.
Buon anno scolastico anche a tutti voi!

Ius soli e ius culturae, tra cittadinanza e senso di appartenenza

I figli dei cittadini stranieri nati in Italia, oggi, hanno diritto alla cittadinanza solo se, una volta diventati maggiorenni, dichiarano entro un anno di volerla acquisire e se fino a quel momento hanno risieduto nel Paese “legalmente e ininterrottamente”. La legge da modificare è la  n. 91 del 5 febbraio 1992, ai senatori italiani qualche giorno fa non è basta più di mezza giornata di discussione, poi la seduta è stata sospesa: il caldo afoso romano avrà surriscaldato gli animi e l’emiciclo di palazzo Madama si è trasformato in un’arena. A fine giornata il bollettino medico segnava un ministro in infermieria per contusioni più i soliti raptus di follia leghista conditi di cartelli razzisti e “vaffa libero”.

Il disegno di legge sulla nuova cittadinanza era già passato alla Camera nel 2015 pronto per essere varato dal Governo in attesa del parere del Senato. Cosa prevede? Due nuovi modi per acquisire la cittadinanza: lo ius soli temperato (guai a fare le cose radicali in Italia che altrimenti ce ne vergogniamo!) e lo ius culturae.

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Irresponsabili, i matti siamo noi

Conoscete la legge 81 del 2014? Ecco, proprio questo testo normativo sanciva l’ennesima scadenza disattesa dalla politica italiana. E non provate a dire che adesso ogni denuncia è populismo, si tratta di preservare e tutelare la salute fisica e mentale, quindi la vita, degli ultimi, dei dimenticati e di chi non ce la fa.

Per capirci la Legge 81 prevedeva la definitiva chiusura degli OPG (ospedali psichiatrici giudiziari) in data 31 marzo 2015 e la loro sostituzione con le REMS (residenze per l’esecuzione misure di sicurezza sanitaria) obbligate per legge ad ospitare gli autori di reato malati di mente, prosciolti perché incapaci di intendere e di volere. Ad oggi abbiamo più di qualche problema.

Il 17 marzo 2017 il Governo Gentiloni ha posto la fiducia sul ddl Giustizia, l’art 12 comma 3 lett. d apre le porte delle REMS non solo a quei “soggetti per i quali sia stato accertato in via definitiva lo stato di infermità al momento della commissione del fatto, ma anche a tutti coloro per i quali l’infermità di mente sia sopravvenuta durante l’esecuzione della pena, degli imputati sottoposti a misure di sicurezza provvisorie e a tutti coloro per i quali occorra accertare le relative condizioni psichiche, qualora le sezioni degli istituti penitenziari alle quali sono destinati non siano idonee a garantire i trattamenti terapeutico-riabilitativi.” Significherebbe un balzo indietro di almeno 20 anni, oltre che una scorciatoia per chi fino ad oggi non ha fatto tutto il possibile (colpevolmente) per garantire le cure ai detenuti. Impensabile la soluzione di rinviare tutti coloro che hanno, o si presume abbiano, problemi di disagio mentale nelle REMS e quindi in strutture dedicate solo ai malati di mente, con il rischio inequivocabile di riprodurre la logica manicomiale del “doppio binario”. Hanno già espresso tutta la preoccupazione le sigle sindacali, alcuni gruppi parlamentari e il mondo delle associazioni. In riferimento a questo passaggio parlamentare il comitato stopOPG in un comunicato dello stesso giorno fa notare che semmai si dovrebbero potenziare le misure alternative alla detenzione.

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La giustizia dei bambini

 

Da qualche settimana intellettuali, giuristi ed esponenti del garantismo progressista sollevano dubbi ed incertezze in merito ad una proposta circa la chiusura dei Tribunali dei Minori giustificata, dicono i pochi sostenitori, da esigenze di risparmio sulla spesa pubblica.

Dalle pagine de L’Espresso (n. 10, 05 marzo ’17) parte la campagna “Adesso salviamo il tribunale dei minori” sostenuta dalla redazione del settimanale che dagli anni Settanta, oltre ad occupare una prestigiosa posizione nel giornalismo d’inchiesta politica, culturale ed economica, sostiene e promuove battaglie per l’affermazione dei diritti civili in Italia. Nell’inchiesta pubblicata dal giornale si manifestano tutte le preoccupazioni per una decisione così delicata ed azzardata. Il Presidente del Tribunale minorile di Bologna, Giuseppe Spadaro sottolinea che sarebbe persino ingiustificata nel merito la soppressione di tali istituzioni; non a caso il dossier “Giustizia minorile in Italia” curato dal sottosegretario alla Giustizia Maria Ferri evince come il sistema italiano di giustizia minorile sia considerato uno dei più avanzati al mondo. Spadaro, che ha fatto la gavetta nella sua terra calabra rischiando la propria vita quando era il capo della sezione penale del Tribunale di Lamezia Terme, proprio perché i minori li allontanava dalla malavita, non è contrario ad un disegno riformatore del sistema: vorrebbe potenziarlo!

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