Carcere Minorile Beccaria: la mia esperienza di volontario e un invito a partecipare

Martedì 7 novembre avranno luogo le selezioni di Bir per poter svolgere attività di volontariato presso l’I.P.M. (istituto penale minorile) Beccaria. Da due anni ho la fortuna di far parte del gruppo che ogni domenica e lunedì entra in carcere, da qualcuno di più dell’associazione la quale organizza anche campi  estivi (e invernali) di volontariato internazionale in Romania e Moldova.

Vado dritto al punto. All’interno dell’I.P.M. abbiamo a che fare con ragazzi la cui età varia fra i 14 e i 25 anni (secondo la legge 117 del 2014 chiunque sia stato condannato quando minorenne ha il privilegio di poter continuare a scontare la pena, anche una volta compiuti i 18 anni, all’interno del carcere minorile fino al compimento del 25esimo anno di età). L’attività che svolgiamo cambia a seconda del giorno di ingresso: domenica o lunedì.

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Minori stranieri non accompagnati: Italia apripista in Europa

Lo scorso 29 Marzo è stata approvata alla Camera a larghissima maggioranza (375 i voti a favore) la proposta di legge “Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati” (Legge 7 Aprile 2017 n. 47). Il progetto di legge, portato avanti dal Pd e fortemente promosso e voluto da Save the Children, si fonda sull’idea che i bambini che, dopo viaggi interminabili, giungono in territorio italiano (25mila solo nel 2016) siano minori prima che migranti e profughi.

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Il diritto all’oblio

 

Negli ultimi decenni è esponenzialmente aumentato il numero di individui che in giovane età, ma non solo, decide di tatuarsi e, proporzionalmente, dei tatuatori, che coltivano l’arte del tatuaggio, gravati dall’arduo compito di imprimere sulla pelle altrui un simbolo, un’immagine, una forma ecc. imperituri o quasi. Il quasi è d’obbligo perché la prassi di farsi tatuare ha portato, infatti, grandi frutti economici ai chirurghi estetici, che godono delle crescenti richieste di coloro che per le più svariate ragioni decidono di rinunciare all’imperituro tatuaggio. Simile, per molti aspetti, è ciò che accade nel nostro mondo, sempre più social-dipendente, in cui Facebook, Instagram, Twitter, Whatsapp, Snapchat ecc. rendono noto, o quantomeno visibile, a miliardi di persone chi siamo, dove viviamo, quali sono le nostre idee e le nostre passioni. In una società in cui le notizie si propagano ad una velocità incontrollabile e in cui digitando poche lettere su Google ed altri motori di ricerca si accede ad un sapere incommensurabile, tutto ciò che pertiene alla nostra persona e che è online resta connesso ad essa, “tatuato” in una dimensione virtuale che, sempre più, costituisce il nostro biglietto da visita nelle relazioni sociali e lavorative. E se nel caso del tatuaggio la rimozione è soprattutto una questione economica, nel caso delle informazioni in rete le difficoltà sono di ordine pratico e giuridico, molto prima che economiche. Ciò che invece pubblichiamo ogni giorno, le foto che condividiamo, tutto ciò che mettiamo online o le notizie, che per le più svariate ragioni vengono diffuse sul nostro conto, entrano nella disponibilità di chiunque, e una volta cliccato il tasto “invio” fare un passo indietro, ripristinando lo status quo, può essere veramente complesso, a volte addirittura impossibile. Insomma i tatuaggi costituiscono solo un limitatissimo sottoinsieme (per chi ne ha) contenuto all’interno di un insieme molto più vasto dall’aspetto e dalla natura multiforme, fatto di immagini, “frasi”, tweet, post ecc., che restano, quasi indelebilmente, legate alla nostra persona.
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Prostituzione: attività lavorativa o violazione della dignità umana e della parità di genere?

Se davanti ad una birra vi interrogaste con i vostri amici su quale sia il lavoro più antico del mondo sarei pronto a scommettere che, con buona probabilità, qualcuno di voi risponderebbe la prostituzione. Se ci si ferma a riflettere ci si rende conto, infatti, che la prostituzione, accettata legalmente e/o socialmente o viceversa osteggiata e combattuta, indipendentemente dalla forma politica, dalla religione, dalla cultura, e dalla morale vigenti, in qualsiasi luogo, in qualsiasi epoca, è sempre riuscita a ritagliarsi un proprio spazio all’interno della società. Eppure Stati diversi, con modalità differenti tra loro, si propongono da tempo di debellare il fenomeno. Partendo dunque dal presupposto che pensare di sconfiggere la prostituzione, intesa come dazione indiscriminata e professionale del proprio corpo per fini di lucro, rientra nel campo dell’utopia, è interessante analizzare come all’interno della sola Unione Europea essa sia considerata, affrontata e disciplinata dal punto di vista legale in modo differente, e a tratti antitetico, da paese a paese.

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Nuovo sistema elettorale: discontinuità rispetto al Porcellum

Il primo Luglio 2016 entrerà in vigore la nuova legge elettorale, legge 6 maggio 2015, comunemente nota come Italicum, che disciplinerà esclusivamente l’elezione alla Camera dei deputati. L’Italicum è strettamente connesso con la riforma costituzionale in merito a cui il popolo italiano sarà chiamato ad esprimere il proprio parere nel referendum confermativo del prossimo ottobre, la quale prevede un nuovo modello di Senato non eletto direttamente.

La nuova legge prevede una suddivisione del territorio nazionale in 20 circoscrizioni elettorali, corrispondenti alle regioni, divise a loro volta in 100 collegi plurinominali. Disposizioni speciali riguardano Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige, nelle quali sono costituiti collegi uninominali.  A ciascun collegio è poi assegnato un numero tra tre e nove seggi, attribuiti alle liste su base nazionale, per un totale di 630 (corrispondenti ai 630 deputati).

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La dittatura di Ceausescu e la sua pesante eredità

Tra il 1965 e il 1989 l’allora repubblica socialista romena (RSR), attuale Romania, è stata governata da Nicolae Ceausescu. Egli, dapprima segretario del PCR (partito comunista romeno), a partire dagli anni ’70, instaura una dittatura destinata a segnare profondamente la vita del paese e della popolazione romena: le drammatiche conseguenze della politica del Conducator (dittatore) restano ancora oggi palpabili e costituiscono una pesante eredità con cui il governo deve confrontarsi.

Nei primi anni del proprio segretariato Ceausescu proseguì il processo di derussificazione e destalinizzazione, già avviato dal predecessore Gheorghiu-Dej, e al contempo intraprese una politica di parziale apertura nei confronti dell’Occidente. Il governo di Bucarest non era più allineato alle decisioni di quello di Mosca, tant’è che in occasione della cosiddetta “Primavera di Praga” la RSR fu l’unico stato facente parte del patto di Varsavia a rifiutarsi di inviare proprie truppe armate: all’interno del coeso blocco sovietico si aprì una breccia che verrà sfruttata dai governi occidentali.

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