Ho perso

Ho perso. E con me hanno perso tutti quelli che in questa riforma ci credevano sul serio, credevano davvero che qualcosa potesse cambiare. Stanotte, quando Matteo Renzi ha annunciato il suo intento di dimettersi, per me ha rappresentato la fine di un’esperienza politica nella quale ho creduto fermamente dal primo momento, pur non condividendo tutte le riforme. Riforme, appunto, ne sono state fatte: lavoro, scuola, opere pubbliche e ora era il momento decisivo, la Costituzione, quella che anche Calamandrei sosteneva andasse cambiata. Per la prima volta, complice la fiducia dell’Unione Europea, avremmo potuto potuto tirare un respiro di sollievo, ma niente. Purtroppo il problema non si limita a ciò che abbiamo, nel bene e nel male, perso, ma riguarda qualcosa di più grande, cioè il futuro del nostro paese. Trovo encomiabili le dimissioni di Renzi: il suo governo aveva come specifico compito portare avanti le riforme, tra le quali quella costituzionale era senza dubbio la più importante di tutte: bocciata quella, inutile proseguire. Mi permetto anche di credere che se tutti gli elettori avessero votato “Costituzione alla mano”, ci sarebbe stata una sfida all’ultimo punto percentuale. Purtroppo, credo sia chiaro a tutti, non è andata così. Complici i (troppi) partiti populisti, la serietà di una dichiarazione come quella di Renzi è stata trasformata in un’occasione per farlo cadere, perché aspettare le prossime elezioni e votare nel merito della riforma era troppo corretto. E così ci si trova a dire, nei bar, nei ristoranti e nei treni, “votiamo no così mandiamo Renzi a casa”, trasformatosi nelle percentuali bulgare del referendum. Per quanto riguarda chi ha votato no con consapevolezza, e ne conosco molti, tanto di cappello, è la democrazia: se avessero votato tutti così avremmo assistito tutta la notte a un avvincente testa a testa. Ci si chiede quindi, cosa c’è di sbagliato in questo Paese? Molti ironizzano: bisognerebbe togliere il suffragio universale e sottoporre i sedicenti elettori a un test di cittadinanza. Io credo, invece, che un ruolo cruciale sia giocato dall’istruzione: fino a quando non saremo messi tutti nelle condizioni di avere i minimi strumenti per leggere il mondo le cose cambieranno, ma sempre in peggio, come nel resto del mondo occidentale. La crisi economica ha messo in ginocchio molti, che hanno trovato sfogo alla propria rabbia in persone che, guarda caso, dicono esattamente quello che gli passa per la testa. E Renzi non ha saputo intercettare questo malcontento, non ha saputo cogliere le istanze di molti, che chiedevano più stabilità non del governo, ma della propria vita. Abbiamo perso, il sole è sorto, e l’Italia continua a essere la quarta economia europea, per qualcuno con meno speranze, per altri con l’occasione che aspettavano da anni. Ai posteri l’ardua sentenza.