Viva la maturità (ma che sia bilaterale)

Ho letto con curiosità il “botta e risposta” apparso sulla rubrica di Aldo Cazzullo (“Corriere” del 28/06) riguardante l’importanza della maturità. Sono totalmente d’accordo con lui: mai abolirla. Allo stesso tempo, da studente di vent’anni che ha sostenuto l’esame di Stato due anni fa, credo fortemente che la riflessione continui nel tempo a non considerare alcuni aspetti fondamentali.

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La città di tutti – Periferie

Un quartiere nasce e si sviluppa nel momento in cui i suoi abitanti hanno piena possibilità di esprimersi e, di conseguenza, di conoscersi e interagire in maniera pro-attiva. Ogni quartiere deve poter essere da un lato autonomo nella propria gestione del capitale umano e lavorativo, dall’altro è importante che sia facilmente raggiungibile, attrezzato e ben collegato con il resto della città.

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La città di tutti

L’ultimo successo, in ordine di tempo, è stato il ritorno del Giro d’Italia: dopo le scaramucce, incomprensioni e malintesi degli anni passati, la corsa rosa si è conclusa in Piazza Duomo il 28 maggio. Non è stata neanche una passerella, ma una cronometro individuale che ha ribaltato la classifica.
È solo la più recente – e non la più importante – delle nuove, crescenti e continue novità offerte da Milano. Non più tardi del mese scorso in Fiera si è tenuto Tempo di Libri, il nuovo Salone del Libro fino all’anno scorso completamente a Torino; i poli universitari continuano a scalare le classifiche di categoria, quelli di ricerca raggiungono i livelli di eccellenza europei; il Salone del Mobile e l’annesso Fuorisalone hanno portato la solita annuale ventata di allegria; sono all’ordine del giorno, se non in attuazione, i progetti di Human Technopole e degli scali ferroviari, e la nuova linea della metropolitana; tra le startup innovative italiane, una su sei viene da qui. Si potrebbe andare avanti a lungo e più nel dettaglio, perché per Milano è veramente una stagione straordinaria, da vivere, apprezzare, godere il più possibile.

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Minori stranieri non accompagnati: Italia apripista in Europa

Lo scorso 29 Marzo è stata approvata alla Camera a larghissima maggioranza (375 i voti a favore) la proposta di legge “Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati” (Legge 7 Aprile 2017 n. 47). Il progetto di legge, portato avanti dal Pd e fortemente promosso e voluto da Save the Children, si fonda sull’idea che i bambini che, dopo viaggi interminabili, giungono in territorio italiano (25mila solo nel 2016) siano minori prima che migranti e profughi.

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Ven a conocernos

Lo ammetto, all’inizio non è stato facile. Dopotutto, Cartago dista pur sempre quasi 10.000 km da Milano: no, non sono pochi. Per nulla. Non ho mai creduto che si potessero percepire lontananza e distanza in termini propriamente fisici. Eppure, una volta messo piede fuori dall’aereo, atterrato a San Josè, la sensazione è stata proprio quella. Completamente sola, un po’ persa e disorientata. Ma, al contempo, pervasa da una sensazione di vitalità, di effervescenza, sì, potrei definirla così. Un po’ sperduta, ma allo stesso tempo pienamente consapevole che l’unica persona su cui potevo fare affidamento, in quel momento, non era altra da me stessa. Ero io, solo io, con me stessa.

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EU authorities’ response to “the worst financial crisis in the last 7 decades”

[Il seguente studio è stato redatto da Andrea Noseda per un progetto di Policy design della Scuola di Politiche qualche mese fa, come introduzione a un paper intitolato How to boost EU resilience to future crises. Avendolo ritrovato in un e-mail in questi giorni pensiamo che sia importante pubblicarlo per sfatare alcuni miti che vedono le istituzioni europee immobili ed incapaci di fornire una risposta decisa alla crisi del 2007-2008]

Since the bursting of what Juncker defined as “the worst financial and economic crisis in seven decades”, Europe’s ability to prevent and respond to economic crises has been strongly questioned. It should be enough to notice that the GDP pro-capita in the US had gone back to the pre-crisis level of 2007 within less than five years, while in Europe this only happened after 9 years, in April 2016. The feeling in that Europe was dramatically unprepared and not structured to bear such a disastrous event. Since then, many rules, mechanisms and institutions have been set up in order to be able to prevent and have a prompter and more efficient response to further future crises.

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La giustizia dei bambini

 

Da qualche settimana intellettuali, giuristi ed esponenti del garantismo progressista sollevano dubbi ed incertezze in merito ad una proposta circa la chiusura dei Tribunali dei Minori giustificata, dicono i pochi sostenitori, da esigenze di risparmio sulla spesa pubblica.

Dalle pagine de L’Espresso (n. 10, 05 marzo ’17) parte la campagna “Adesso salviamo il tribunale dei minori” sostenuta dalla redazione del settimanale che dagli anni Settanta, oltre ad occupare una prestigiosa posizione nel giornalismo d’inchiesta politica, culturale ed economica, sostiene e promuove battaglie per l’affermazione dei diritti civili in Italia. Nell’inchiesta pubblicata dal giornale si manifestano tutte le preoccupazioni per una decisione così delicata ed azzardata. Il Presidente del Tribunale minorile di Bologna, Giuseppe Spadaro sottolinea che sarebbe persino ingiustificata nel merito la soppressione di tali istituzioni; non a caso il dossier “Giustizia minorile in Italia” curato dal sottosegretario alla Giustizia Maria Ferri evince come il sistema italiano di giustizia minorile sia considerato uno dei più avanzati al mondo. Spadaro, che ha fatto la gavetta nella sua terra calabra rischiando la propria vita quando era il capo della sezione penale del Tribunale di Lamezia Terme, proprio perché i minori li allontanava dalla malavita, non è contrario ad un disegno riformatore del sistema: vorrebbe potenziarlo!

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Il diritto all’oblio

 

Negli ultimi decenni è esponenzialmente aumentato il numero di individui che in giovane età, ma non solo, decide di tatuarsi e, proporzionalmente, dei tatuatori, che coltivano l’arte del tatuaggio, gravati dall’arduo compito di imprimere sulla pelle altrui un simbolo, un’immagine, una forma ecc. imperituri o quasi. Il quasi è d’obbligo perché la prassi di farsi tatuare ha portato, infatti, grandi frutti economici ai chirurghi estetici, che godono delle crescenti richieste di coloro che per le più svariate ragioni decidono di rinunciare all’imperituro tatuaggio. Simile, per molti aspetti, è ciò che accade nel nostro mondo, sempre più social-dipendente, in cui Facebook, Instagram, Twitter, Whatsapp, Snapchat ecc. rendono noto, o quantomeno visibile, a miliardi di persone chi siamo, dove viviamo, quali sono le nostre idee e le nostre passioni. In una società in cui le notizie si propagano ad una velocità incontrollabile e in cui digitando poche lettere su Google ed altri motori di ricerca si accede ad un sapere incommensurabile, tutto ciò che pertiene alla nostra persona e che è online resta connesso ad essa, “tatuato” in una dimensione virtuale che, sempre più, costituisce il nostro biglietto da visita nelle relazioni sociali e lavorative. E se nel caso del tatuaggio la rimozione è soprattutto una questione economica, nel caso delle informazioni in rete le difficoltà sono di ordine pratico e giuridico, molto prima che economiche. Ciò che invece pubblichiamo ogni giorno, le foto che condividiamo, tutto ciò che mettiamo online o le notizie, che per le più svariate ragioni vengono diffuse sul nostro conto, entrano nella disponibilità di chiunque, e una volta cliccato il tasto “invio” fare un passo indietro, ripristinando lo status quo, può essere veramente complesso, a volte addirittura impossibile. Insomma i tatuaggi costituiscono solo un limitatissimo sottoinsieme (per chi ne ha) contenuto all’interno di un insieme molto più vasto dall’aspetto e dalla natura multiforme, fatto di immagini, “frasi”, tweet, post ecc., che restano, quasi indelebilmente, legate alla nostra persona.
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La sorveglianza del XXI secolo: controllo o sfruttamento economico?

8 marzo 2017. Il Corriere della Sera recita in prima pagina “La Cia usa le tv per spiare”. Deja vu?

 

George Orwell. 1984. Nel suo mondo distopico dei teleschermi posizionati in ogni casa fungono da occhi del partito, ne diffondono l’ideologia 24 ore su 24 e spiano i cittadini per rilevarne eventuali dissidenze. L’unico pensiero accettato è il Bipensiero e le informazioni sono sistematicamente aggiornate in modo tale che ogni giorno sembri esserci un miglioramento; coerentemente a ciò, non è consentito possedere libri o diari perchè non “aggiornabili” dal governo.

 

Tuttavia, mentre nel mondo Orwelliano il capillare controllo viene imposto dall’alto ed ha un fine militare e di controllo, ai giorni nostri si è diffuso un diverso tipo di sorveglianza cui gli stessi cittadini sono ben contenti di partecipare e che ha un fine anche economico: basti vedere il tipo di estrazione di dati da parte della NSA sulla popolazione americana.  

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L’arte di fingere

L’indagine su come il mondo e le persone appaiano (e vogliano apparire) con una faccia diversa da quella autentica ha coinvolto, nel tempo, romanzieri, poeti e letterati, scienziati e filosofi, artisti e pittori, giornalisti e registi. Il concetto di finzione ha viaggiato nei secoli, a volte al centro a volte ai margini del dibattito, arrivando all’oggi in bilico tra una parziale giustificazione figlia della necessità e una decisa condanna, forse definitiva.

Pochissimi lo sanno; i più, quasi tutti, lottano, s’affannano per farsi, come dicono, uno stato, per raggiungere una forma; raggiuntala, credono d’aver conquistato la loro vita, e cominciano invece a morire”

Luigi Pirandello, La carriola (in Novelle per un anno), 1917

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