Berlin ist arm, aber sexy

Sono arrivato a Berlino a fine giugno per un periodo di studio estivo, per avvicinarmi alla lingua tedesca, una lingua ostica e complicata, ma senza la quale è impensabile avere una piena e soddisfacente esperienza di vita in Germania. Infatti, nonostante in città si possa dialogare in inglese senza nessun problema, la conoscenza della lingua permette di comprendere alcuni aspetti della cultura tedesca, e nello specifico berlinese, che altrimenti verrebbero inesorabilmente persi. Non è stato certo questo il mio primo trascorso berlinese, ma per la prima volta ho deciso di lanciarmi solitario e per un periodo medio-lungo alla scoperta della città, con l’obiettivo di trasfromare le straordinarie sensazioni ed emozioni dei miei precedenti soggiorni in un’idea più ampia e matura dell’unicità di questa città piena di storia. Per rendere questa esperienza completa, però, un corso di lingua non è sufficiente; serve avere coraggio, lanciarsi, cercare di intercettare persone del luogo per scoprirne i segreti e le iniziative. Questo è quello che ho fatto.

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La città di tutti – Istituzioni

La priorità delle istituzioni cittadine deve essere una: fare in modo che tutti i residenti possano muoversi, lavorare e divertirsi liberamente, che i turisti possano godere di una città autentica e che i bambini possano crescere in un ambiente sano. Questo succede offrendo un servizio pubblico (dai trasporti ai bagni pubblici, dall’edilizia ai permessi) adeguato alle richieste dei propri cittadini. I centri storici vanno tutelati, chiusi al traffico e valorizzati sfruttando la loro inestimabile bellezza; le periferie vanno incluse e dunque attendiamo con ansia gli sviluppi del “Bando delle Periferie” lanciato dal governo nel 2016 con lo scopo di garantire fondi (pochi, ma pur sempre una buona base di partenza) per la riqualifica di intere aree dismesse o in degrado in 120 comuni d’Italia.

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Ven a conocernos

Lo ammetto, all’inizio non è stato facile. Dopotutto, Cartago dista pur sempre quasi 10.000 km da Milano: no, non sono pochi. Per nulla. Non ho mai creduto che si potessero percepire lontananza e distanza in termini propriamente fisici. Eppure, una volta messo piede fuori dall’aereo, atterrato a San Josè, la sensazione è stata proprio quella. Completamente sola, un po’ persa e disorientata. Ma, al contempo, pervasa da una sensazione di vitalità, di effervescenza, sì, potrei definirla così. Un po’ sperduta, ma allo stesso tempo pienamente consapevole che l’unica persona su cui potevo fare affidamento, in quel momento, non era altra da me stessa. Ero io, solo io, con me stessa.

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Bali davvero

A febbraio sono stata due settimane a Bali: la curiosità che mi ha spinto a visitare l’isola era soprattutto quella di constatare se l’atmosfera di armonia e di spiritualità, il mito reso noto da “Eat Pray Love” insomma, fosse effettivamente reale ed effettivo. Per rendere la mia verifica del tutto efficace, decido di alloggiare a Ubud.

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Treno fotografico Bordeaux-Madrid

Se le persone fanno le cose e influenzano le opinioni; se determinano, creano o distruggono pregiudizi; se sono la vera lente attraverso la quale comprendere una città, monumento o museo in questione; se sono quanto rimane nonostante il passare degli anni e il colore sbiadito dei ricordi, il miglior modo per mostrare quanto un viaggio possa trasmettere è di catturare le espressioni ed i volti che hanno caratterizzato il tragitto. Più della bellezza estetica di un palazzo, dei quadri nei musei, dei capitelli in una colonna, quello che Mario Soldati definiva il “dolce umano vortice” è il parametro che rende possibile un confronto tra villaggi, città o paesi diversi. È la percezione del quotidiano, della vita ordinaria che stupisce il viaggiatore.

Ci sono voluti 7 anni e 18750 foto per capire tutto questo.

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Sowhat?­ – L’altra faccia (dimenticata) del Sudafrica

Brian assomiglia un po’ a un vecchio gabbiano. È volato via dal tempo ballerino inglese, conserva un pizzico di (scadente) humour della sua terra, non capisce perché i suoi connazionali abbiano voluto uscire dall’Europa; al di là di questo, scarrozzandoci verso un centro commerciale nei dintorni di Johannesburg, definisce il posto in cui ha scelto di vivere come “the most sofisticated country in Africa” e dopo una prima occhiata in giro non possiamo dargli torto.

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