La città di tutti

L’ultimo successo, in ordine di tempo, è stato il ritorno del Giro d’Italia: dopo le scaramucce, incomprensioni e malintesi degli anni passati, la corsa rosa si è conclusa in Piazza Duomo il 28 maggio. Non è stata neanche una passerella, ma una cronometro individuale che ha ribaltato la classifica.
È solo la più recente – e non la più importante – delle nuove, crescenti e continue novità offerte da Milano. Non più tardi del mese scorso in Fiera si è tenuto Tempo di Libri, il nuovo Salone del Libro fino all’anno scorso completamente a Torino; i poli universitari continuano a scalare le classifiche di categoria, quelli di ricerca raggiungono i livelli di eccellenza europei; il Salone del Mobile e l’annesso Fuorisalone hanno portato la solita annuale ventata di allegria; sono all’ordine del giorno, se non in attuazione, i progetti di Human Technopole e degli scali ferroviari, e la nuova linea della metropolitana; tra le startup innovative italiane, una su sei viene da qui. Si potrebbe andare avanti a lungo e più nel dettaglio, perché per Milano è veramente una stagione straordinaria, da vivere, apprezzare, godere il più possibile.

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Cara Anna ti scrivo, in attesa di (re)incontrarti

Cara Anna ti scrivo, quanto tempo che non ci sentiamo! Innanzitutto ti chiedo scusa per non essermi fatto sentire per tutti questi anni, ma, sai, sono stato molto occupato tra studio e i vari impegni che mi riempiono la giornata. Le ore passano veloci, non mi accorgo nemmeno del mondo che mi circonda, che le luci del tramonto iniziano a fare capolino. La vita di città devo dire che mi ha reso molto più distratto ai dettagli; in campagna ricordi quanti alberi conoscevamo? Ogni specie animale o di pianta era una scoperta quotidiana, nessuno di noi due si stancava di indovinare se l’uccellino sul tuo balcone fosse un maschio o una femmina. I particolari. Non m’annoiavo mai con te, mi dicevi sempre che se ci concentriamo su ciò che ci circonda è praticamente impossibile sbadigliare per il sonno. Eppure, nelle notti estive, quando cercavamo di acchiappare con lo sguardo una di quelle comete nel cielo, io il sonno spesso l’ho incontrato. Ma c’eri tu che, sempre, mi davi una coperta per coprirmi dai venti di agosto. Era un attimo e l’alba toscana mi svegliava con l’odore di sempreverdi e fieno giallo.

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Minori stranieri non accompagnati: Italia apripista in Europa

Lo scorso 29 Marzo è stata approvata alla Camera a larghissima maggioranza (375 i voti a favore) la proposta di legge “Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati” (Legge 7 Aprile 2017 n. 47). Il progetto di legge, portato avanti dal Pd e fortemente promosso e voluto da Save the Children, si fonda sull’idea che i bambini che, dopo viaggi interminabili, giungono in territorio italiano (25mila solo nel 2016) siano minori prima che migranti e profughi.

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Ven a conocernos

Lo ammetto, all’inizio non è stato facile. Dopotutto, Cartago dista pur sempre quasi 10.000 km da Milano: no, non sono pochi. Per nulla. Non ho mai creduto che si potessero percepire lontananza e distanza in termini propriamente fisici. Eppure, una volta messo piede fuori dall’aereo, atterrato a San Josè, la sensazione è stata proprio quella. Completamente sola, un po’ persa e disorientata. Ma, al contempo, pervasa da una sensazione di vitalità, di effervescenza, sì, potrei definirla così. Un po’ sperduta, ma allo stesso tempo pienamente consapevole che l’unica persona su cui potevo fare affidamento, in quel momento, non era altra da me stessa. Ero io, solo io, con me stessa.

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Irresponsabili, i matti siamo noi

Conoscete la legge 81 del 2014? Ecco, proprio questo testo normativo sanciva l’ennesima scadenza disattesa dalla politica italiana. E non provate a dire che adesso ogni denuncia è populismo, si tratta di preservare e tutelare la salute fisica e mentale, quindi la vita, degli ultimi, dei dimenticati e di chi non ce la fa.

Per capirci la Legge 81 prevedeva la definitiva chiusura degli OPG (ospedali psichiatrici giudiziari) in data 31 marzo 2015 e la loro sostituzione con le REMS (residenze per l’esecuzione misure di sicurezza sanitaria) obbligate per legge ad ospitare gli autori di reato malati di mente, prosciolti perché incapaci di intendere e di volere. Ad oggi abbiamo più di qualche problema.

Il 17 marzo 2017 il Governo Gentiloni ha posto la fiducia sul ddl Giustizia, l’art 12 comma 3 lett. d apre le porte delle REMS non solo a quei “soggetti per i quali sia stato accertato in via definitiva lo stato di infermità al momento della commissione del fatto, ma anche a tutti coloro per i quali l’infermità di mente sia sopravvenuta durante l’esecuzione della pena, degli imputati sottoposti a misure di sicurezza provvisorie e a tutti coloro per i quali occorra accertare le relative condizioni psichiche, qualora le sezioni degli istituti penitenziari alle quali sono destinati non siano idonee a garantire i trattamenti terapeutico-riabilitativi.” Significherebbe un balzo indietro di almeno 20 anni, oltre che una scorciatoia per chi fino ad oggi non ha fatto tutto il possibile (colpevolmente) per garantire le cure ai detenuti. Impensabile la soluzione di rinviare tutti coloro che hanno, o si presume abbiano, problemi di disagio mentale nelle REMS e quindi in strutture dedicate solo ai malati di mente, con il rischio inequivocabile di riprodurre la logica manicomiale del “doppio binario”. Hanno già espresso tutta la preoccupazione le sigle sindacali, alcuni gruppi parlamentari e il mondo delle associazioni. In riferimento a questo passaggio parlamentare il comitato stopOPG in un comunicato dello stesso giorno fa notare che semmai si dovrebbero potenziare le misure alternative alla detenzione.

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Dare confidenza agli altri: un approccio filosofico

Chi ama la filosofia sa bene che nel pensiero e nelle usanze degli antichi (greci e romani) siamo soliti ritrovare non solo le fondamenta della nostra civiltà, ma anche delle brillanti intuizioni, e non solo filosofiche o scientifiche. Per esempio, non sarebbe affatto azzardato affermare che l’età medievale ha costituito per certi versi un regresso in termini giuridico-politici. I sistemi politici delle democrazie contemporanee trovano molte più somiglianze nel modello di polis greca che nel feudalesimo. Il sistema feudale medievale costituisce anzi un esempio negativo a cui spesso si ricorre tramite metafore per fare polemica verso certi contesti giudicati – spesso a ragione – oggetto di controversia (ad esempio quando si indica il costituirsi di tal monopolio nel mercato o di un sistema influenzato dai cd. ‘poteri forti’; le varie élite politico-finanziarie, il costituirsi di ‘caste’ in determinati settori occupazionali, il fenomeno noto in Italia come ‘familismo’, ecc…).

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EU authorities’ response to “the worst financial crisis in the last 7 decades”

[Il seguente studio è stato redatto da Andrea Noseda per un progetto di Policy design della Scuola di Politiche qualche mese fa, come introduzione a un paper intitolato How to boost EU resilience to future crises. Avendolo ritrovato in un e-mail in questi giorni pensiamo che sia importante pubblicarlo per sfatare alcuni miti che vedono le istituzioni europee immobili ed incapaci di fornire una risposta decisa alla crisi del 2007-2008]

Since the bursting of what Juncker defined as “the worst financial and economic crisis in seven decades”, Europe’s ability to prevent and respond to economic crises has been strongly questioned. It should be enough to notice that the GDP pro-capita in the US had gone back to the pre-crisis level of 2007 within less than five years, while in Europe this only happened after 9 years, in April 2016. The feeling in that Europe was dramatically unprepared and not structured to bear such a disastrous event. Since then, many rules, mechanisms and institutions have been set up in order to be able to prevent and have a prompter and more efficient response to further future crises.

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La giustizia dei bambini

 

Da qualche settimana intellettuali, giuristi ed esponenti del garantismo progressista sollevano dubbi ed incertezze in merito ad una proposta circa la chiusura dei Tribunali dei Minori giustificata, dicono i pochi sostenitori, da esigenze di risparmio sulla spesa pubblica.

Dalle pagine de L’Espresso (n. 10, 05 marzo ’17) parte la campagna “Adesso salviamo il tribunale dei minori” sostenuta dalla redazione del settimanale che dagli anni Settanta, oltre ad occupare una prestigiosa posizione nel giornalismo d’inchiesta politica, culturale ed economica, sostiene e promuove battaglie per l’affermazione dei diritti civili in Italia. Nell’inchiesta pubblicata dal giornale si manifestano tutte le preoccupazioni per una decisione così delicata ed azzardata. Il Presidente del Tribunale minorile di Bologna, Giuseppe Spadaro sottolinea che sarebbe persino ingiustificata nel merito la soppressione di tali istituzioni; non a caso il dossier “Giustizia minorile in Italia” curato dal sottosegretario alla Giustizia Maria Ferri evince come il sistema italiano di giustizia minorile sia considerato uno dei più avanzati al mondo. Spadaro, che ha fatto la gavetta nella sua terra calabra rischiando la propria vita quando era il capo della sezione penale del Tribunale di Lamezia Terme, proprio perché i minori li allontanava dalla malavita, non è contrario ad un disegno riformatore del sistema: vorrebbe potenziarlo!

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Il diritto all’oblio

 

Negli ultimi decenni è esponenzialmente aumentato il numero di individui che in giovane età, ma non solo, decide di tatuarsi e, proporzionalmente, dei tatuatori, che coltivano l’arte del tatuaggio, gravati dall’arduo compito di imprimere sulla pelle altrui un simbolo, un’immagine, una forma ecc. imperituri o quasi. Il quasi è d’obbligo perché la prassi di farsi tatuare ha portato, infatti, grandi frutti economici ai chirurghi estetici, che godono delle crescenti richieste di coloro che per le più svariate ragioni decidono di rinunciare all’imperituro tatuaggio. Simile, per molti aspetti, è ciò che accade nel nostro mondo, sempre più social-dipendente, in cui Facebook, Instagram, Twitter, Whatsapp, Snapchat ecc. rendono noto, o quantomeno visibile, a miliardi di persone chi siamo, dove viviamo, quali sono le nostre idee e le nostre passioni. In una società in cui le notizie si propagano ad una velocità incontrollabile e in cui digitando poche lettere su Google ed altri motori di ricerca si accede ad un sapere incommensurabile, tutto ciò che pertiene alla nostra persona e che è online resta connesso ad essa, “tatuato” in una dimensione virtuale che, sempre più, costituisce il nostro biglietto da visita nelle relazioni sociali e lavorative. E se nel caso del tatuaggio la rimozione è soprattutto una questione economica, nel caso delle informazioni in rete le difficoltà sono di ordine pratico e giuridico, molto prima che economiche. Ciò che invece pubblichiamo ogni giorno, le foto che condividiamo, tutto ciò che mettiamo online o le notizie, che per le più svariate ragioni vengono diffuse sul nostro conto, entrano nella disponibilità di chiunque, e una volta cliccato il tasto “invio” fare un passo indietro, ripristinando lo status quo, può essere veramente complesso, a volte addirittura impossibile. Insomma i tatuaggi costituiscono solo un limitatissimo sottoinsieme (per chi ne ha) contenuto all’interno di un insieme molto più vasto dall’aspetto e dalla natura multiforme, fatto di immagini, “frasi”, tweet, post ecc., che restano, quasi indelebilmente, legate alla nostra persona.
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La sorveglianza del XXI secolo: controllo o sfruttamento economico?

8 marzo 2017. Il Corriere della Sera recita in prima pagina “La Cia usa le tv per spiare”. Deja vu?

 

George Orwell. 1984. Nel suo mondo distopico dei teleschermi posizionati in ogni casa fungono da occhi del partito, ne diffondono l’ideologia 24 ore su 24 e spiano i cittadini per rilevarne eventuali dissidenze. L’unico pensiero accettato è il Bipensiero e le informazioni sono sistematicamente aggiornate in modo tale che ogni giorno sembri esserci un miglioramento; coerentemente a ciò, non è consentito possedere libri o diari perchè non “aggiornabili” dal governo.

 

Tuttavia, mentre nel mondo Orwelliano il capillare controllo viene imposto dall’alto ed ha un fine militare e di controllo, ai giorni nostri si è diffuso un diverso tipo di sorveglianza cui gli stessi cittadini sono ben contenti di partecipare e che ha un fine anche economico: basti vedere il tipo di estrazione di dati da parte della NSA sulla popolazione americana.  

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